I lemuri del Madagascar rischiano di finire tutti in pentola. Tornano infatti i taglialegna illegali, a caccia di legni preziosi, grazie a un cavillo che consente di riprendere le esportazioni di legname grezzo e semilavorato.
Lo denuncia il WWF, che sottolinea i rischi legati alla autorizzazione recentemente rilasciata dal governo di transizione del Madagascar. "In pratica legalizza la vendita del legno prelevato illegalmente (...) e rappresenta un incentivo alla corruzione nel settore forestale" fanno sapere in un comunicato WWF, Conservation International e World Conservation Society (WCS).


Il Primo Ministro Monja Roindefo ha negato che il governo stia legalizzando il saccheggio illegale della foresta, ma secondo il WWF le foreste del paese, e in particolare le aree protette, sono ora a rischio. Il taglio illegale minaccia la fauna ma anche le comunità locali che vivono di piccola caccia e di raccolta.

 

Secondo Ecological Internet, dietro il boom del taglio illegale, ci sarebbe una rete di gang finanziate da multinazionali cinesi, che si sono impossessate di ampie fette di territorio approfittando del conflitto politico verificatosi lo scorso marzo, quando il governo in carica si apprestava a cedere a imprese coreane ampie fette di terreno. La ribellione che ne è seguita ha portato all'abbattimento del governo, ma anche a un periodo di incertezze, di cui hanno approfittato gruppi armati a caccia di legname prezioso.
Anche i siti di Marojejy e Masoala, Patrimonio mondiale dell'Unesco, sono stati saccheggiati, così come la Riserva della Biosfera di Mananara.

Uno studio commissionato dal WWF lo scorso agosto rivela l'impoverimento della foresta, ormai in molte regioni quasi priva di palissandro. I taglialegna sono anch'essi vittime della mafia del legno illegale. Vengono pagati due Euro al giorno, mentre il palissandro viene venduto a un migliaio di Euro il metro cubo ( 8,5 Euro al chilo) e per nutrirsi sono costretti a cacciare i lemuri.

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