In dieci anni le multinazionali del cibo hanno devastato un’area di foreste una volta e mezzo l’Italia, per sostituirle con piantagioni di soia, palma da olio e allevamenti di bestiame. Lo rivela Greenpeace, con un nuovo rapporto, “Countdown to extincion”, sottolineando che queste imprese si erano impegnate a diventare ad acquistare solo prodotti senza deforestazione. Un impegno restato sulla carta.

La stragrande maggioranza degli europei vuole nuove leggi che assicurino la protezione delle foreste regolando le importazioni del cibo e dei prodotti a base di legno. Lo rivela un sondaggio eseguito da YouGov secondo cui L'87% degli intervistati nei 25 paesi dell’Unione Europea ritiene necessaria una legge in grado di proteggere le foreste. Il novantuno percento degli intervistato ha affermato di essere profondamente preoccupato per il destino delle foreste e ritiene che la deforestazione sia dannosa per l'umanità e per la fauna selvatica.

Nel 2016 Greenpeace denunciava che la crescente domanda internazionale di avocados stave conducendo a un’estesa deforestazione. Purtroppo l'allarme si è rivelato drammaticamente motivato, e la deforestazione è continuata a crescere. Gli avocados sono prodotti prevalentemente negli stati di Michoacan, Jalisco e Mexico, dove le coltivazioni si sono moltiplicate (decuplicate, nel caso di Jalisco). Lo stato di Michoacan è essenziale per la riproduzione della farfalla monarca e le coltivazioni di avocado secondo le immagini satellitari del Global Forest Watch, stanno premendo sul santuario dedicato a questa preziosa farfalla.

Oggi gli attivisti di Greenpeace Italia hanno protestato davanti all’Ambasciata del Brasile a Roma in difesa della Foresta Amazzonica e dei diritti dei suoi custodi, i Popoli Indigeni, la cui cultura e sussistenza dipendono dalle foreste. Mentre alcuni attivisti aprivano uno striscione con la scritta: “Giù le mani dall’Amazzonia”, altri esponevano messaggi come: “La foresta non è un discount” e “Dalla parte dei Popoli Indigeni e della foresta”.

Le fiamme esplose nella soffitta della Cattedrale di Notre Dame di Parigi lunedì, uno dei grandi simboli storici e architettonici d'Europa, hanno fatto crollare la guglia centrale del tredicesimo secolo. Il tetto della cattedrale e il telaio che lo sostiene sono compromessi. Sostituirli sarà difficile, perché anche le foreste da qui il legno proviene sono quasi sparite.