"Questo rimane l'unico luogo incontaminato della regione, e dobbiamo
preservarlo. Se una compagnia petrolifera dovesse occupare queste terre
noi non potremmo più cacciare ed allevare le renne; per noi sarebbe la
fine".  Cacciatore khanty
 
In Siberia, le attività di estrazione del petrolio, di gas e di minerali preziosi stanno forzando i popoli tribali fuori dalle loro terre. Essi, infatti, non hanno sotto la legislazione federale russa alcun diritto di proprietà della terra. Il popolo Khanty è uno delle 30 tribù della Siberia, la cui storia è fatta  di sofferenze: i Khanty sono stati cacciati dalle loro terre, sfruttati ed ingannati dalle compagnie petrolifere e del gas; molti di loro sono rimasti vittime dall'alcolismo, e molti altri sono stati spinti al suicidio. 
Le compagnie del petrolio e del gas hanno occupato le loro terre, le foreste e i laghi sacri ai Khanty sono stati contaminati, le renne uccise. Molti Khanty sono stati costretti ad abbandonare le loro terre e ad insediarsi nei cosiddetti "villaggi dei nativi". Nel 1994 l'amministrazione dei Khanty Mansiisk ha consegnato i documenti delle terre a coloro che vivevano ancora di caccia e pesca, escludendo tuttavia coloro che erano già stati cacciati dalle loro terre.
 
In base alla legislazione locale i Khanty che possiedono i documenti delle loro terre possono impedire alle compagnie petrolifere l'accesso ai loro territori, oppure permetterne l'utilizzo dietro adeguato compenso. Tuttavia, le compagnie petrolifere spesso non consultano i Khanty se non dopo aver già proceduto con le trivellazioni o la costruzione di strade, ingannando i Khanty e sostenendo l'impossibilità di fermare lo sviluppo sulle loro terre. Anche quando i Khanty hanno siglato un accordo di risarcimento, le compagnie non hanno mantenute le loro pur modeste promesse – una motoslitta o un motore marino e qualche razione di cibo in cambio della distruzione della loro terra.
 
L'industria del petrolio ha distrutto le foreste di molte regioni, e saranno necessari 100 anni prima che le foreste possano nuovamente ospitare le renne, così essenziali per  la cultura e il sostentamento dei Khanty. Nella corsa al petrolio e al gas questo popolo è stato  marginalizzato e ignorato. 
 
L'aspettativa di vita per i popoli tribali della Siberia è significativamente inferiore a quella dei russi. Demitri, allevatore di renne di 37 anni, negli anni della scuola aveva avuto 27 compagni di classe; oggi ne sono sopravvissuti solo sei o sette, e tra coloro che sono morti, due si sono impiccati, mentre molti altri sono stati falciati dall'alcolismo. I Khanty che perdono le loro terre e non possono più allevare renne, cacciare o pescare, sono spesso spinti verso l'alcol e la vodka introdotti dagli operai delle compagnie petrolifere.
 
I Khanty avrebbero voluto che le compagnie petrolifere non fossero mai giunte sulle loro terre; e tuttavia molti di loro non potrebbero oggi sopravvivere senza quei modesti risarcimenti offerti dalle compagnie.
Non vi è più cacciagione sufficiente, ed essi sono costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere dei fiumi non ancora contaminati. E' necessario che i Khanty vengano risarciti in modo adeguato dalle compagnie petrolifere e, ove queste non abbiano ancora iniziato le proprie attività di estrazione, che possano scegliere di
rifiutare l'ingresso degli operai sulle loro terra. 
 
E' inoltre fondamentale che la legislazione federale russa riconosca i diritti alla proprietà della terra e delle risorse naturali dei popoli tribali della Siberia, tra cui i Khanty. Questi diritti dovrebbero
essere inalienabili, cosicché le compagnie non possano ingannare gli indigeni e sottrarre le terre ai legittimi proprietari. I popoli tribali della Russia chiedono da molti anni che il governo ratifichi la
Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sui diritti dei popoli indigeni e tribali, tra cui i diritti alla proprietà della terra.
 
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