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In tutto il mondo le foreste sono assediate. Ma a volte basta poco per fermare la distruzione: una firma. A volte basta un semplice click del mouse!
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Petizioni in corso:
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Presidente Dilma salva l'Amazzonia. Metti il veto sul Codice Forestale |

| Rinviata (per ora) l'apocalisse dell'Amazzonia. Il voto sul nuovo Codice forestale del Brasile, è stato ancora una volta rinviato al marzo 2012 |
Il Senato brasiliano ha approvato gli emendamenti al Codice Forestale.Si tratta di modifiche cruciali alle leggi che regolano la protezione della foresta amazzonica e che, senza alcun dubbio, accelereranno la distruzione di uno degli ultimi polmoni del pianeta.
Ma non è ancora detta l’ultima parola. La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha adesso l’opportunità di mettere il veto agli emendamenti proposti dal Senato e noi, insieme a voi, possiamo e dobbiamo chiederle di proteggere l'Amazzonia ponendo il veto sul nuovo Codice Forestale. L’Amazzonia è la casa di una su dieci di tutte specie sul pianeta. È la casa di milioni di persone. È un importantissimo deposito di carbonio che aiuta l’intero pianeta a prevenire i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici. Per avvantaggiare i latifondisti, il nuovo Codice Forestale causerà emissioni che aumenteranno l'effetto serra, e minacciano di perdere l’intera Amazzonia nel giro di qualche decennio.
Anche se questa folle legge è già passata alla Camera e al Senato c’è ancora tempo per cambiare le carte in gioco. La Presidente brasiliano Dilma può ancora mettere il veto sulla legge che distruggerà l’Amazzonia e manderà il clima dell’intero pianeta a farsi friggere. Greenpeace propone una lettera da inviare alla Presidente Dilma Rousseff affinché ponga il veto sulla nuova legge.
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Presidente Rousseff: poni il veto sul nuovo Codice Forestale
Presidente Dilma Rousseff,
dopo anni di progressi nella lotta alla distruzione della foresta amazzonica, è'davvero tragivo vedere che la deforestazione tornerà a crescere in seguito alle modifiche al Codice Forestale, così come i conflitti per la terra torneranno a reclamare vite umane. Tutto questo dipende dalla proposta di sostanziali modifiche al Codice Forestale - la principale legge a protezione della foresta pluviale in Brasile. Se la legge consentirà una maggiore deforestazione, crescerà la perdita della foresta.
Apprezziamo tutti la lotta portata avanti in questi anni dal Brasile contro la deforestazione e il suo impegno nella protezione della maestosa foresta pluviale amazzonica, non solo per la biodiversità che preserva e per le comunità che dipendono dalle foreste, ma anche perché è un fattore essenziale nell'impegno globale a fermare i cambiamenti climatici.
Presidente Dilma, spetta a Lei decidere se la nuova legge mantiene gli impegni internazionali assunti dal Brasile internazionale: ridurre la deforestazione di almeno il 80% entro il 2020, e assumere un ruolo di leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio fermando la deforestazione. Lei può salvare l'Amazzonia dalla distruzione.
Presidente Dilma, Le chiedo di porre il veto al nuovo progetto di legge sul Codice Forestale prima che sia troppo tardi. Grazie per aver dedicato del tempo alla lettura di questa mia. Firma_____ Invia!
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Brasile: ferma la Veracel |
La multinazionale Veracel Fibria, controllata dal gruppo cartario svedese-finlandese Stora Enso, continua ad espandersi. L'impresa prevede il raddoppio della produzione, da 1,2 s 2,5 milioni di tonnellate di cellulosa l'anno. La materia prima nella regione di Bahia è l'eucalipto di piantagione, che già ha occupato quasi 120,000 ettari di terreno. Se il piano di espansione della Veracel sarà messo in atto, dovrà raddoppiare anche l'estensione delle piantagioni.
Mentre la multinazionale incassa profitti enormi, la gente del luogo paga il prezzo della produzione di cellulosa.Mentre le piantagioni della Veracel proliferano, gli indigeni della tribù dei Pataxó e contadini locali sono costretti a rivolgersi al tribunale per rivendicare la loro terra. Infatti l'azienda si sarebbe impossessata illegalmente delle loro terre, mentre la piantagione avvelena le terre che gli restano. Per anni, l'associazione brasiliana CEPEDES ha sostenuto la popolazione del sud di Bahia, aiutandola ad opporsi all'espansione delle piantagioni della Veracel. Per questo l'associazione Rettet den Regenwald invita a firmare una lettera del CEPEDES al governatore di Bahia e di unirsi alla protesta contro l'espansione delle piantagioni di eucalipto.
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Al Governatore di Bahia - Jaques Wagner 3 ª Avenida, n º 390, Plataforma IV, 1 º andar, CAB. 41,745-005 Salvador - Bahia
Egregio Signor Governatore, Le inviamo questa lettera in solidarietà con le associazioni ambientaliste e unanitarie di Bahia. Sosteniamo il CEPEDES e la popolazione locale che chiedono che sia cancellata l'approvazione ottenuta dalla Veracel Celulose S / A alla costruzione di nuovi impianti di produzione di cellulosa, e quindi alla conseguente espansione delle monocolture di eucalipto. In tutto il mondo gli impatti della monocoltura sono fortemente negativi. I nostri governi sovvenzionano con lauti finanziamenti progetti di grandi dimensioni. Eppure ci sono delle alternative di viluppo economico su base locale, in grado di creare più posti di lavoro e un reddito sostenibile alla popolazione locale, assicurando al tempo stesso la piena sostenibilità ecologica. Nel caso dei piani di espansione industriale della Veracel, Le sottoponiamo i seguenti argomenti che giustificano l'annullamento della autorizzazione per l'espansione: - Nell'elaborazione della valutazione di impatto ambientale per l'ampliamento di Celulose Veracel, la Procura di Bahia ha rilevato irregolarità e atti illeciti. Di conseguenza, il 20 luglio 2011, la Procura ha avviato un procedimento penale nei confronti Veracel, della CEPEMAR (l'impresa che effettua la valutazione di impatto ambientale) e del governo di Bahia. Per questa ragione, il 9 agosto, il Tribunale di Bahia ha respinto il processo di autorizzazione del progetto della Veracel. - La Veracel è già stata oggetto di numerose investigazioni e azioni legali, e più volte, l'azienda è stata condannata. - La Veracel ha occupato terre fertili per piantare alberi di eucalipto. Di conseguenza, la sicurezza alimentare in tutta la regione è minacciata. - Le piantagioni della Veracel richiedono l'impiego di prodotti agrochimici come glifosati e sulfluramidi. Queste sostanze chimiche minacciano la salute delle persone e l'integrità dell'ambiente. Le monocolture di eucalipto rappresentano una minaccia alla sopravvivenza delle comunità locali e della biodiversità nel sud dello stato di Bahia,poiché la disponibilità di acqua si è fortemente ridotta da quando sono state avviate le piantagioni. - La Veracel ha illegittimamente occupato territori indigeni. E' paradossale che alla Veracel vengano concessi altri 100.000 ettari, già stata assegnati delle autorità competenti alla tribù indigena dei Pataxó. Questo atto viola i diritti costituzionali. Le piantagioni di eucalipto competono con le comunità che è hanno popolato queste terre e vi producono cibo. Le piantagioni di eucalipto non sono in grado di assolvere a questa funzione sociale. - Secondo le associazioni locali e le autorità, i tribunali del lavoro della regione hanno dovuto gestire oltre mille denunce e azioni legali contro la Veracel. - Inoltre, l'industria della cellulosa genera solo pochi posti di lavoro, in rapporto alle vaste estensioni di territorio che occupa. Alla luce di questi fatti, è incomprensibile che la Banca Brasiliana di Sviluppo (BNDES) sovvenzioni questo progetto con fondi pubblici. Il BNDES ha sostenuto l'ultima cartiera 1,43 miliardi di reais brasiliani (circa 900 milioni di dollari), per creare appena 741 posti di lavoro creati. L'investimento sarebbe stato sufficiente per assegnare un pezzo di terra a 10 mila famiglie e ad assicurare - attraverso la promozione dell'agricoltura tradizionale - una fonte certa di reddito. - Nel 2008, uno studio commissionato tra gli altri dal governo di Bahia (“Silvicultura de Eucalipto no Sul e Extremo Sul da Bahia: Situação atual e perspectivas ambientais”), ha concluso che i conflitti sociali erano già rilevabili, e ha sottolineato la "non-compatibilità sociale" delle piantagioni di eucalipto nella regione. In molti paesi del Sud, la popolazione soffre le conseguenze dell'espansione delle cartiere e delle piantagioni. Per massimizzare i profitti, imprese senza scrupoli sono alla esclusiva ricerca di aree sempre più economiche. Ma la produzione di carta non porta benefici alla popolazione locale. I nativi i hanno bisogno di sostegno economico per sviluppare progetti di sviluppo sostenibili dal punti di vista sociale e ambientale, che siano utili alla comunità locale e in gradi di assicurare la protezione dell'ambiente. Firma_____ Invia!
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Il mondo a Dilma: salviamo l'Amazzonia |
L'Amazzonia è in serio pericolo: il Brasile sta per cancellare le leggi che tutelano le foreste. Se non agiremo immediatamente la gran parte del polmone verde del nostro pianeta potrebbe essere distrutta. Questa minaccia all'Amazzonia ha scatenato un'indignazione diffusa e manifestazioni in tutto il paese. Nel tentativo di soffocare le proteste teppisti armati, probabilmente commissionati dai taglialegna, hanno ucciso alcuni ambientalisti. Ma il movimento di protesta non si è fermato: fra 3 giorni le coraggiose popolazioni indigene guideranno enormi cortei in tutto il Brasile per chiedere di agire immediatamente e fonti interne dicono che la Presidente Dilma sta considerando di apporre il suo veto ai cambiamenti. Il 79% dei brasiliani è in favore di un veto contro la modifica delle leggi sulle foreste, e la pressione all'interno del paese sta convincendo parte dell'amministrazione di Dilma a sostenere il veto. Awaaz ha organizzato un appello internazionale in solidarietà con il popolo brasiliano per convincere veramente Dilma a prendere questa decisione.
Alla Presidente Dilma Rousseff: Le chiediamo di agire immediatamente per salvare le preziose foreste del Brasile: solo il suo veto può invertire i cambiamenti alla legge che oggi protegge l'Amazzonia. Le chiediamo inoltre di prevenire futuri assassinii di ambientalisti e di lavoratori, attraverso il rafforzamento della sicurezza contro i latifondisti che disboscano illegalmente la foresta e di aumentare la protezione delle persone che rischiano di essere uccise. Il mondo ha bisogno del Brasile come leader internazionale in difesa dell'ambiente, e la sua azione ora proteggerà il pianeta per le future generazioni. Firma_____ Invia! |

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In Bolivia, la costruzione di una strada taglia in due la foresta pluviale, penetrando attraverso il parco nazionale e riserva india dei TIPNIS. La strada collegherà la regione amazzonica ai porti del Pacifico, per facilitare l'esportazione di materie prime. Ma la strada distruggerà la foresta e la zona TIPNIS che è la patria dei popoli indigeni, e attirerà avventurieri di ogni sorta. Ora gli Indios cercano di fermare il progetto marciando verso la capitale della Bolivia, La Paz.
Tre differenti tribù si sono unite per protestare contro il tracciato, che taglierà attraverso il loro territorio o "grande casa", come loro lo chiamano.
Al Presidente della Bolivia, Evo Morales, correo@presidencia.gob.bo
Dr. Signor Presidente Evo Morales, Sono molto preoccupato per la costruzione della strada tra Villa Tunari e San Ignacio de Moxos. Questa strada taglierà in due il Parque Nacional e riserva Indigena Territorio Isiboro (Secure TIPNIS) e distruggerà i mezzi di sussistenza dei suoi abitanti. Le comunità che vivono nella TIPNIS riferiscono che i diritti dei popoli indigeni, la protezione della biodiversità e dell'ambiente, e gli accordi internazionali firmati dalla Bolivia sono stati ignorati dal governo. Per queste ragioni, sostengo la campagna per difendere TIPNIS e dichiarato la mia solidarietà con la marcia dei popoli indigeni a La Paz, organizzata per protestare contro la strada. Insieme con i popoli indigeni, chiedo l'immediato blocco dei lavori di costruzione della strada. Le chiedo di rispettare la legge e di proteggere TIPNIS. Le chiedo inoltre di adottare misure urgenti contro l'invasione delle piantagioni illegali di coca nella regione. La risoluzione emessa dai popoli indigeni nel corso della loro 29a Conferenza tenutasi lo scorso 18 maggio deve essere rispettata. Questa risoluzione rigetta il progetto di costruire la strada. La prego inoltre di sospendere la valutazione ambientale del TIPNIS avviata dal Servizio Nazionale per Aree Protette senza consultare i popoli indigeni. La prego di dare ascolto alle legittime preoccupazioni dei popoli indigeni e di studiare un percorso alternativo al di fuori del TIPNIS. Signor Presidente, La preghiamo di contribuire a salvare la Madre Terra. Lei ha l'autorità e la conoscenza per farlo. E può impedire che le generazioni attuali e future dei boliviani siano sacrificate agli interessi commerciali del Brasile, causando l'estinzione per l'eternità di specie animali e vegetali uniche al mondo. Cordiali saluti, Firma_____ Invia!
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Jatropha: impresa italiana minaccia la foresta di Dakatcha |
Dakatcha è situato nel sud-est del Kenya ed ospita foresta tropicale asciutta, praterie e campi coltivati. La regione è ricca di biodiversità, e rappresenta un importante corridoio faunistico per gli elefanti. Oltre al Toporagno elefante dal dorso dorato (Rhynchocyon chrysopygus), vivono nelle foreste della regione altre undici specie minacciate, e numerose specie di uccelli rari. Per questa ragione nel 2001 Dakatcha 2001 è stata dichiarata "Important Bird Area".
Nel Dakatcha vivono anche oltre 20.000 piccoli contadini indigeni delle etnie Giriama e Watha. Per secoli hanno coltivato manioca e mais, i loro mezzi di sostentamento. La creazione di piantagioni di jatropha offre pochi posti di lavoro, e per i piccoli agricoltori, non è redditizia. Al contrario, l'espansione delle piantagioni mina i la produzione locale di cibo e provoca l'espulsione dei piccoli agricoltori dalle loro terre ancestrali.
Un'impresa italiana ha chiesto alle autorità il permesso di trasformare 50.000 ettari di terreno in piantagioni di jatropha, i cui semi sono ricchi di un olio che può essere impiegato per fabbricare bio-diesel.
ActionAid e la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) hanno commissionato un rapporto apporto per indagare l'impatto del progetto. Come se non bastasse, il bilancio carbonico della coltivazione di jatropha a Dakatcha rischia di essere devastante. Un recente studio ha calcolato che, tenendo conto l'intero processo di produzione di biodiesel da Jatropha a Dakatcha, si rischia di ottenere emissioni da 2,5 a 6 volte maggiori rispetto ai carburanti tradizionali, a causa dei grandi quantitativi di carbonio accumulati nella biomassa e nel suolo della foresta, che verrebbero rilasciati in atmosfera con la conversione delle foreste in piantagioni.
Retet den Regenwald, propone una petizione contro i progetti di espansione delle piantagioni di Jatropha, in sostegno dell'ambiente e dei piccoli agricoltori della regione.
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Alla cortese attenzione di: On. Raila Odinga, Primo Ministro On. John Michuki, Ministro dell'Ambiente e delle Risorse Nazionali Autorità Nazionale per la Gestione Ambientale (NEMA) Gentile Sig. Odinga, e On. Michuki e i membri del NEMA,
Gentili signori, ho avuto notizia del progetto di piantagione di jatropha previsto nei boschi di Dakatcha. La piantagione sarà gestita dalla Kenya Jatropha Energy, controllata al 100 per cento della società italiana Nuove Iniziative Industriali srl. Questa piantagione sarà impiegata per la produzione di biocarburanti per i mercati keniota ed europeo. Le foreste del Dakatcha sono molto importanti per la fauna selvatica. Si tratta di un habitat essenziale a molte specie minacciate di uccelli. Se le foreste di Dakatcha saranno cedute per il progetto di 50 000 ettari di piantagione di jatropha, sarà la fine della biodiversità regionale. Il Dakatcha è anche la casa di oltre di 20 000 piccoli agricoltori indigeni che coltivano la terra per la produzione alimentare di sussistenza. La piantagione di jatropha non offre sufficiente occupazione per rappresentare un'altrenativa all'agricoltura di sussistenza. Inoltre, dato che la piantagione è finalizzata alla produzione di carburante, ridurrà la disponibilità di beni agricoli di sussistenza. Le piantagioni di jatropha hanno già portato a gravi disastri ecologici in Tanzania, Mozambico e Swaziland, e il Kenya dovrebbe imparare da queste esperienze. Sulla base delle considerazioni qui espresse vi esorto gentilmente a: abbandonare il progetto di piantagione di jatropha nelle foreste del Dakatcha e tutelare la biodiversità del Kenya e il benessere dei contadini tradizionali della regione. Distinti saluti, Firma ______ Invia!
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Proteggi la foresta di Khimki |
Attivisti non violenti tentano di proteggere le foreste russe, ma vengo aggrediti da teppisti, guardie private e forze di polizia. La foresta di Khimki è un ecosistema unico nell'area moscovita, con quercie pluricentenarie, abitati da alci, cinghiali e numerose specie di uccelli. L'autostrada Mosca - San Pieroburgo taglierà in due la foresta di Khimki, nel tratto dalla circonvallazione di Mosca all'aeroporto di Sheremetyevo. Il progetto è nato come il partenariato tra pubblico e privato con la partecipazione di grandi banche di investimento occidentali - la BERS e la Banca europea degli investimenti. L'intermediazione è gestita dalla North-West Investment Company, sostenuta dalle francesi Vinci e Eurovia. Il progetto è gestito da un'impresa, Avtodor, che al tempo stesso ha poteri di agenzia statale. Il percorso attraverso la foresta, benchè illegale e più lungo, permette di evitare viadotti e gallerie, e eventuali contrattazioni con i proprietari dei terreni. Forze di polizia in tenuta antisommossa e e security private hanno fatto irruzione nell'area e picchiato i pacifici attivisti. Firma la petizione in sostegno della foresta di Khimki

(traduzione della lettera)
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Spettabile Vinci 1, cours Ferdinand de Lesseps F-92851 Rueil-Malmaison Cedex France
Spett.le Vinci, Vi scrivo per esprimere la mia estrema delusione verso la Vostra azienda, per il suo coinvolgimento nei lavori che stanno portando alla distruzione della foresta russa di Khimki.
Vi chiedo di mettere in pratica gli impegni assunti da Vinci nell'ambito del Global Compact dell'ONU. Con l'adesione al Global Compact, la Vinci si è impegnata a "sostenere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti", e ad assicurarsi di non ritrovarsi ad essere "complice di violazioni dei diritti umani". Basta guardare alla lista di violazioni dei diritti umani praticate contro gli attivisti che tentano di proteggere la foresta di Khimki, per capire come la Vinci stia violando i suoi stessi impegni.
Non crediamo che l'impegno a "sostenere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti" sia compatibile con il nichilismo ecologico, con le percosse, con le aggressioni a pacifici volontari da parte di persone che si fregiano di simboli nazisti, assunte direttamente dall'impresa edile, con gli arresti illegali e le intimidazioni.
Quale unica impresa occidentale coinvolta nella costruzione autostrada, Vi chiedo di abbandonare il progetto, o sospendere i lavori fino a quando il governo russo sceglierà un percorso alternativo che non risparmia la Foresta Khimki e adotterà misure verso le violazioni dei diritti umani verificatesi.
Cordiali saluti,
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5 milioni di ettari di foreste di Papua Nuova Guinea mano a imprese straniere |
Il governo della Papua Nuova Guinea ha bloccato i contestati permessi di concessioni agricole speciali (Special Agricultural and Business Leases - SABL) sulle terre tribali a imprese private e ordinato una commissione d'inchiesta. Tutti i permessi sono quindi sospesi per tutta la durata delle commissione d'inchiesta, che riferirà al Parlamento.
Ventisei tra biologi e rappresentanti di associazioni hanno richiesto al governo della Papua Nuova Guinea di congelare il rilascio di concessioni agricole speciali (Special Agricultural and Business Leases - SABL), un cavillo legale studiato per aggirare i diritti indigeni alle terre, assicurati dalla costituzione del paese. Questa forma di concessioni forestali infatti, mette a rischio alcune tra le foreste pluviali più intatte del pianeta. 5,6 milioni di ettari di foresta sono stati già stati dati in concessione con il sitema delle SABL, un'area più grande del Costa Rica.
"La Papua Nuova Guinea è uno dei paesi biologicamente e culturalmente più diversi del pianeta. La notevole diversità dei gruppi culturali si basano sul loro intimo legame alle terre tradizionali e alle foreste, che assicurano cibo, fibre, selvaggina, assieme ad altri prodotti della foresta, a numerosi servizi, tra cui i siti religiosi", recita la dichiarazione firmata dai rappresentanti del mondo accademico e della società civile.
Questa diversità è ora minacciata dal governo di Papua Nuova Guinea, che utilizza i le concessioni speciali SABL per cedere ampie aree di terreno alle imprese senza passare per il necessario processo di consultazione. Già 2 milioni di ettari di terreni sono stati destinati alla deforestazione dalle autorità forestali, rinominate per questo, Autorità di deforestazione (Forest Clearing Autorities).
Gli scienziati invitano a scrivere al Consiglio Direttivo Nazionale della Papua Nuova Guinea (Papua New Guinea's National Executive Council ), all'indirizzio nec_secretary@pmnec.gov.pg, per fermare la distruzione delle foreste, inviando le lettera per conoscenza al quotidiano nazionale Post-Courier (postcourier@spp.com.pg):

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Tanzania: Serengeti National Park |
Il governo della Tanzania ha cancellato la costruzione della strada commerciale attraverso il Parco del Serengeti. Il Serengeti settentrionale, presso il confine col Kenya, è una delle zone più remote e incontaminate dell'intero ecosistema del Parco, abitata dai "big five", i 5 grandi mammiferi d'Africa: l'elefante, il leone, il leopardo, il rinoceronte e il bufalo. "La strada causerà un disastro ambientale - hanno spiegato alla rivista scientifica Nature ventisette esperti di biodiversità - Le operazioni di taglio previste lungo le rotte migratorie di 1,3 milioni di gnu, così come degli elefanti importanti e delle zebre, che minacciano gli ultimi grandi movimenti animali di massa sulla Terra.
L’autostrada Arusha-Musoma, nei piani del governo della Tanzania, dovrebbe collegare i due distretti del Serengeti e del Loliondo, unendo la costa del Paese con la parte più interna e tagliando in due la nazione e il Parco. La strada prevede il passaggio di 416 grandi camion al giorno e bloccherà fisicamente le migrazioni, oltre a introdurre specie invasive, e dare libero accesso al bracconaggio - in ultima analisi, impedire le migrazioni. Inoltre provocherà una ulteriore frammentazione di habitat, l'alterazione del sistema delle acque e del di suolo, e una maggiore diffusione di epidemie tra gli animali. Quando viene bloccata la migrazione degli gnu, si verificano più di frequente incendi nelle praterie, diminuendo ulteriormente la qualità dei pascoli, e rischiando di fare dell'ecosistema una ulteriore fonte di CO2 atmosferica.
L'area settentrionale del Serengeti è intatta e tale deve rimanere. Le associazioni ambientaliste locali hanno proposto un percorso alternativo per la strada, più sicuro, bypassando il parco e fornendo anche maggiori benefici economici per la popolazione della Tanzania. Questo percorso alternativo preserverebbe il bene più prezioso della Tanzania, il turismo, provocando la devastazione di Serengeti - un inestimabile patrimonio dell'umanità. Con l'aiuto della comunità internazionale a sostegno delle esigenze locali, la Tanzania può trovare un modo per preservare la propria eredità.
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Proteggere la Foresta di Bialowieza |
L'Europa non può perdere la Foresta di Bialowieza - la sua ultima foresta primaria temperata. Situata sul confine tra la Polonia e la Bielorussia, la foresta di Bialowieza ha un valore inestimabile, è l'ultimo vasto frammento di foresta temperata primaria delle pianure dell'Europa centrale. La foresta di Bialowieza ospita specie altrove estinte come il bisonte europeo, la più grande mammifero terrestre d'Europa, ma anche linci, lupi e altre specie animali e piante minacciate. Eppure circa il 83% della foresta non gode di alcuna protezione. Greenpeace, WWF e Rainforest Information Centre hanno proposto un appello per salvare la grande foresta naturale di Bialowieza.

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Onorevole Sig. Ministro Kraszewski, Siamo profondamente preoccupati per le notizie circa i pericoli corsi dalla Foresta Primordiale Bialowieza in Polonia, assediata da anni di sfruttamento commerciale e taglio intensivo di legname. Le scrivo per chiederle di fermare il taglio nella foresta di Bialowieza, e di includere l'area nel Parco Nazionale. Questo ecosistema forestale è di gran lunga il miglior uso del territorio, per il benessere delle comunità e della popolazione del vostro grande paese. Per questo appoggiamo la richiesta delle comunità locali che chiedono che il massiccio prelievo legnoso, sia limitato a 30.000 metri cubi l'anno, e riteniamo che sia giunto il momento di porre fine al taglio della Foresta di Bialowieza.
Foresta di Bialowieza è l'ultima foresta naturale europea pianura. Un luogo iconico sia per la Polonia che per l'Europa. Purtroppo appena il 17% della foresta in territorio polacco gode dello status Parco Nazionale, e la vecchia foresta viene è sfruttata dall'industria forestale, le cui pratiche ne mettono in pericolo i valori naturali. Molto spesso, questi sono gli habitat di specie protette prioritariamente nell'ambito della rete ecologica dell'Unione europea Natura 2000 o di specie incluse nella lista rossa delle specie minacciate redatta dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) .
Da diversi anni associazioni ambientaliste, università, scienziati e giornalisti hanno denunciato la rapida scomparsa della Foresta di Bialowieza. Preziosi alberi millenari vengono abbattuti, e le popolazioni di specie indicatrici, come il picchio tridattilo, sono crollate drasticamente. Eppure si tratta di uno degli ultimi modelli delle comunità vegetali d'Europa con popolazioni della fauna selvatica ed ecosistemi sostanzialmente intatti. Il suo utilizzo come area protetta, per la captazione dell'acqua e la conservazione delle specie è quello che valorizza l'area maggiormente.
Una vasta coalizione di associazioni, tra cui Greenpeace, WWF, biologi delle università, la Società Polacca per la protezione degli uccelli, chiede al governo polacco di porre fine alla distruzione delle foreste primarie di Bialowieza, limitando il prelievo legnoso a 30.000 m3 all'anno e ampliando il Parco Nazionale Bialowieski fino a a coprire l'intera area della Foresta di Bialowieza.
La Polonia ha più volte dimostrato di essere in grado di battersi eroicamente per salvare la propria terra e la libertà. Ora lo stato deve dimostrare che è in grado salvare il suo sito naturale più prezioso dalla praticata da un'agenzia forestale che dovrebbe essere subordinata al suo Ministero. Per questo Le chiediamo di mostrare capacità di leadership, dimostrando con la Sua firma di essere un Ministro attento alla natura e alla società. La esortiamo rispettosamente a ridurre drasticamente la quota di legname prelevato e a porre fine al taglio nella foresta primaria entro un anno, attivandosi affinché il Bialowieski National Park arrivi a coprire l'intera area di Foresta di Bialowieza. Lei ha l'opportunità di essere il primi Ministro dell'Ambiente a preservare realmente questo tesoro inestimabile polacco ed europeo. Il mondo La guarda e si aspetta grandi cose da Lei.
Distinti saluti, ____
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Il Lago Baikal, la perla della Siberia, è un unico patrimonio universale dell'UNESCO. Ora è minacciato da un decreto del governo russo, che permette a una grande cartiera di scaricare rifiuti tossici sulle sue rive Scrivi al Direttore Generale dell'UNESCO Irina Bokova per difendere questo patrimonio unico al mondo!
Greenpeace ti propone di inviare una lettera al direttore generale dell'UNESCO
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Gentile Signora Bokova, Con la presente vogliamo esprimere la nostra più profonda preoccupazione per il decreto n.1 emesso dal governo russo il 13 gennaio 2010 "Sulla introduzione di modifiche nella lista delle attività vietate nella zona centrale ecologica del Baikal Natural Area". Il presente decreto ha ufficialmente permesso restrizioni vincolanti alla cartiera Baikalsk Pulp and Paper Mill e altri impianti industriali di scaricare senza rifiuti tossici nelle acque del lago Baikal, ma anche immagazzinare, lavorare, smaltire e incenerire tutti i tipi di rifiuti, anche quelli pericolosi.
Il Lago Baikal è un fenomeno naturale unico nel pianeta e la più grande riservadi acqua dolce al mondo . Nel 1996 il World Heritage Committee dell'UNESCO ha conferito al Lago Baikal lo stato di Patrimonio Universale dell'Umanità, una scelta basata su tutti e quattro i criteri di unicità naturale. La decisione di riavviare la Baikalsk Pulp and Paper Mill è una minaccia grave e può causare danni irreversibili al più grande lago d'acqua dolce del mondo. Ha generato ampie proteste pubbliche, sia in Russia che fuori del paese.
Vi scriviamo per appellarci a voi, quale Direttore di una organizzazione molto rispettata internazionalmente, affinché possiate intervenire per salvare questo sito. Siamo convinti che vi siano possibilità di annullare il suddetto decreto del governo russo, così come sia possibile creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di attività economiche alternative, sicure per l'ambiente e per il turismo nella zona Baikalsk.
In passato, solo grazie ad una posizione attiva da parte dell'UNESCO, sono stati salvati siti culturali unici, come le Piramidi di Giza e del sito archeologico di Delfi. Oggi il lago Baikal ha urgente bisogno che l'UNESCO adotti una simile posizione proattiva. Un patrimonio naturale non è meno prezioso per il genere umano di un patrimonuo culturale, e se oggi non riusciamo a fermare questo processo ecologicamente, socialmente e strategicamente irragionevole, domani perderemo una delle perle di mondo naturale.
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