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In tutto il mondo le foreste sono assediate. Ma a volte basta poco per fermare la distruzione: una firma. A volte basta un semplice click del mouse!

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Petizioni in corso:

Proteggere il Grande Lago della Siberia

Le associazioni ambientaliste siberiane hanno finalmente ottenuto la chiusura della discussa cartiera di Baikalsk, che per deenni ha riversato nelle cristalline acque del Lago Baikal 100.000 metri cubi di scarichi tossici al giorno.
Il Baikal è il lago più profondo del mondo, oltre 1.500 metro di profondità. La sua enorme massa d''acqua fino ad oggi ha compensato l''inquinamento, ma una volta compromesso, saranno necessari secoli prima che le sue acque completino il ricambio.
La Continantal Management, l''impresa che controlla la cartiera, sta ora tentando di ottenere dal governo ulteriori fondi per rinnovare gli impianti e riprendere la produzione, tenendo in ostaggio i 1.400 lavoratori appena lincenziati e privi di alternative. L''economia della zona era stata basata sullo sviluppo della cartiera, mentre è necessario sviluppare un piano di sviluppo basato su tecnologie verdi.
Le associazioni del Baikal chiedono proprio un piano di sviluppo territoriale basato sul turismo e su energie rinnovabili. E la definitiva chiusura della cartiera.

 

 

 

 

al Presidente Dmitry Medvedev
Presidenza della Federazione Russa
Staraya Ploshad, house 4
103132 Mosca - Federazione Russia

Per consocenza a:

Vladimir Vladimirovich Putin
Presidente del Consiglio dei Ministri della Federazione Russa
Dmitry Anatolievich Medvedev
Presidente della Federazione Russa


Il lago Baikal e la cartiera di Baikalsk

Onorevole Primo Minisrto,
Le scrivo in sostegno delle comunità del Lago Baikal, che come certamente saprà, è stato riconosciuto come Patrimonio Universale dell''Umanità dall''UNESCO. Da un anno la cartiera Baikalsk Pulp and Paper Plant (BPPP) ha cessato di operare e di riversare scarichi tossici nel Lago Baikal. Il gruppo di riferimento Continental Management ha cessato le operazioni, ma non ha messo in sicurezza i rifiuti industriali accumulati nell''impianto, che rischiano di essere dispersi in ambiente.
Nel frattempo la crisi economica viene usata come pretesto per non pagare gli stipendi arretrati agli impiegati della cartiera, che ora si trovano disoccupati. L''economia della zona era stata basata sullo sviluppo della cartiera, che ora si trova in una fase di acuta depressione, mentre pochi investono in attività verdi o di ecoturismo, che pure potrebbero rappresentare un futuro per la regione. La Continental Management ha proposto ora di riprendere le operazioni, richiedendo al governo di assumersi i costi degli impianti di depurazione.
Le chiediamo di fermare questo pericoloso esperimento della cartiera di Baikalsk ai danni del Lago Baikal, e di adottare misure in grado di eliminare ogni minaccia ai danni del prezioso ecosistema del lago, e tra queste la bonifica degli impianti del sito di Baikalsk Pulp.

Chiediamo al governo russo di mostrare leadership, creando le premesse per un futuro sostenibile basato su un piano di riabilitazione sociale e ecologico di tutta la regione. Nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati incentivando lo sviluppo della piccola e media impresa, attraverso l''inclusione di Baikalsk e Slyudyansky nella zona economica speciale. Il sito della cartiera di Baikalsk può essere trasformato in un progetto pilota per uno sviluppo responsabile.

L''amministrazione comunale di Irkutsk, assieme ai residenti della provincia e alle comunit√† tradizionali, hanno adottato un nuovo programma, denominato "Costruire il futuro del Baikalsk", che prevede la creazione di nuovi posti di lavoro e sta già dando ottimi risultati, e può rappresentare un ottimo modello per progetti di sviluppo regionale.
Chiediamo che sia assicurata protezione al Lago Baikal e alla sua gente, che la Continental Management si impegni alla bonifica dell''area della cartiera e che sia adottato un piano di sviluppo responsabile e che la regione sia inclusa nella zona economica speciale.
La ringrazio per la Sua cortese attenzione, e le invio cordiali saluti, in attesa di un Suo gentile riscontro
Firma_______

 

 

 
Chiedi alla Chevron di riparare ai danni in Amazzonia

Tra il 1964 e il 1990, la Texaco, sussidiaria della Chevron, ha deliberatamente riversato milioni di barili di rifiuti tossici senza sostanziali bonifiche. Convocata in giudizio, la Chevron ha messo in moto una costosa macchina di lobbisti, avvocati e aganzie di relazioni pubbliche,  per evitare le proprie responsabilità sul disastro ambientale e per far passare il caso sotto silenzio.
Il verdetto, dopo anni di battaglia legale da parte delle popolazioni indigene dell'Ecuador, è imminente. La Chevron si è sempre rifiutata di bonificare i siti inquinati, perfino se costretta da un tribunale: "Combatteremo il verdetto fino a quando non sarà congelato. E allora lo batteremo nel ghiaccio". E ora stanno usando la diplomazia statunitense per forzare l'Ecuoador a una soluzione accomodante.
Awaaz propone una petizione per aiutare le foreste e i loro popoli: scrivere al direttore nuovo direttore della Chevron affinché si assuma le proprie responsabilità

 

 


A John Watson, amministratore delegato della Chevron:
Le chiedo di dimostrare un impegno serio verso la responsabilità ambientale e il rispetto dei diritti umani, nelle pratiche della Chevron. Invece di esercitare pressioni per evitare i Vostri doveri, mostrate di assumervi le Vostre responsabilità, bonificate i siti inquinati dalla Vostra impresa e risarcite le comunità danneggiate e adottate pratiche responsabili, in grado di evitare il ripetersi in futuro di simili tragedie.
Distinti saluti

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Ferma la caccia agli Indios

Osmair Martins Ximenes, indigeno Guarani del Brasile meridionale, è l'ultima vittima del conflitto tra allevatori e Indios in Brasile. Altri due membri della sua comunità, Kuretê Lopez e Ortiz Lopez, sono stati uccisi nel 2007 da sicari assolti dagli allevatori, nel tentativo di occupare le loro terre ancestrali.

Come previsto dalla Costituzione brasiliana, gli indios Guarani hanno richiesto il riconoscimento delle loro terre tradizionali, ma la burocrazia statale è lenta, mentre gli allevatori sono rapidissimi nell'espandere i propri possedimenti, spesso impiegando permessi falsificati.

Nel 2007 la corte federale aveva imposto al governo di demarcare le terre tradizionali degli indios, ma al progetto si sono fieramente opposti gli allevatori, che già occupano gran parte delle terre indigene, e anche il governo ha ostacolato lo sviluppo del progetto.

La sentenza avrebbe dovuto aiutare gli Indios a vedere i propri diritti riconosciuti, ma la reazione degli allevatori ha riacceso il conflitto. Lo scorso dicembre, una ventina di Guarani sono stati torturati mentre tentavano di occupare le proprie terre nel comune di Iguatemi, presso la frontiera col Paraguay. Questo gruppo di Guarani era stato espulso negli anni cinquanta dagli allevatori, e costretto da allora a vivere nelle riserve di Sassoró e Porto Lindo. In quell'occasione i vigilantes hanno legato gli indios sui camion, li hanno sottoposti a percosse e usati per il tiro al bersaglio. A ottobre, nel corso di un attacco a fuoco da parte di sicari degli allevatori presso la città di Paranhos, i maestri di scuola Rolindo Vera e Genivaldo Vera sono scomparsi.

Scrivi una lettera al Ministro brasiliano!

 

 


Dr Tarso Genro
Ministro della Giustizia
Minisero di Grazia e Giustizia
Esplanada dos Ministerios, Bloco T
Brasilia DF 70064-900
Brasile

Spett.le Dottor Genro,
Le scrivo per esprimerLe la mia profonda preoccupazione riguardo la situazione della tribù Guarani-Kaiowá nello Stato del Mato Grosso do Sul. Molti dei Guarani are ammassati assieme in piccole riserve, senza aver terra sufficiente da coltivare per sostentarsi. Il sovraffollamento ha portato a un alto tasso di suicidi, di alcolismo e di violenza, assieme alla diffusione della malnutrizione tra i bambini. Per questa ragione Le chiedo di adottare misure immediate per identificare e demarcare i territori tradizionali rivendicati dai Guarani-Kaiowá. Il procrastinarsi del riconoscimento del loro diritto alla terra sta mettendo a rischio la salute e la stessa sopravvivenza degli Indios. Temo che fino a quando i diritti dei Guaranì sulla loro terra non saranno pienamente riconosciuti, la situazione non potrà che peggiorare.
Distinti saluti
______ (Nome e Cognome)

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Madagascar: fermate il saccheggio!

Le foreste del Madagascar sono un patrimonio unico al mondo, caratterizzate da specie animali e vegetali che non si trovano in nessun'altra parte del mondo. Lo sfruttamento delle risorse forestali versa in uno stato di completa anarchia, ed è gestito da gruppi armati che saccheggiano il palissandro e altri legni di pregio, per spedirli in Cina, dove vengo lavorati e smistati in tutto il mondo. Il legname illegale viene caricato nel porto di Vohemar e trasportato dalla compagnia di navigazione Delmas, una sussidiaria belga del gruppo francese CMA-CGM. Diverse associazioni malgascie hanno richiesto alla Delmas di fermare il traffico di legno illegale. Malgrado le prove circa la provenienza illegale del legname, la Delmas si è rifiutata di fermare le spedizioni, sostenendo di avere tutti i permessi di trasporto.

Ogni giorno 460.000 dollari di legname pregiato viene rubato dai parchi nazionali e da altre aree di foresta nel nord-est del paese. Il legname viene poi trasportato nel sud della Cina: Hong Kong, Dalian, Shanghai, Ganzhou. Tra il 1998 e il 2008, le importazioni cinesi di legname tropicale sono quadruplicate, arrivando a 45 milioni di metri cubi annui.

Un rapporto investigativo sullo sfruttamento illegale delle foreste malgascie è stato recentemente rilasciato da Global Witness e dall'Environmental Investigation Agency.

Rainforest Portal propone una petizione alla Delmas affinché cessi di caricare il palissandro abbattuto illegalmente.

 

 


Gentili signori,
Il trasporto di legno illegale da parte della Delmas continua ad alimentare il clima di anarchia e corruzione minacciando la ricca biodiversità delle foreste del Madagascar. Gruppi armati saccheggiano il palissandro e altri legni pregiati, invadendo i parchi nazionali di Marojejy e Masoala.
La stabilità politica e la biodiversità del Madagascar dipendono dalla volontà della Delmas Shipping di fermare il traffico illegale. L'annuncio da parte francese di voler promuovere globalmente la protezione delle foreste per fermare il cambiamento climatico, il mondo guarda al ruolo svolto da un'impresa di primo piano come la Delmas. Se continuerete ad alimentare l'anarchia nello sfruttamento delle risorse del Madagascar, Delmas e il governo francese saranno ritenuti responsabili delle loro azioni.
Distinti saluti

--> Invia



 
Una cartiera minaccia la Tasmania

La cartiera australiana Gunns progetta di costruire un impianto di produzione dei cellulosa in Tasmania. La Gunns Timber Products non è nuova da operazioni forestali in Tasmania. Le foreste dell'isola sono ormai ridotte a un quinto della copertura originaria. L'associazione australiana Wilderness Society stima che il rifornimento della cartiera richiederà la distruzione di 200.000 ettari di foresta, che verranno sostituiti da piantagioni di eucalipto. Anche l'emblema dell'isola, il "diavolo della Tasmania" rischia di scomparire. Gli impianti emetteranno 10 milioni di tonnellate di gas serra ogni anno, e scaricheranno 64.000 metri cubi di acqua di scarico nei fiumi della Tasmania.

La Gunns è conosciuta per la sua aggressività e per la poca disponibilità a discutere con le comunità locali. E' per questa ragione che l'associazione tedesca Reganwald si è rivolta a un'altra impresa, incaricata della costruzione della cartiera. E' il Gruppo Andritz, specializzato nella costruzione di grandi strutture in tutto il mondo. Il progetto è coperto da un fondo di 500 milioni di Euro messi a disposizione dall'istituto austriaco di credito all'esportazione. Reganwald propone di inviare al Gruppo Andritz la seguente lettera:

 

 

 

All'attenzione di:
- Sig. Wolfgang Leitner, Direttore Esecutivo, Andritz AG, wolfgang.leitner@andritz.com
- Sig. Dr. Johannes Attems, Dr. Rudolf Scholten, Presidente della Bank Austria, oeffentlichkeitsarbeit@oekb.at
e Per Conoscienza a:
- Sig. Kurt Stiassny, Presidente del gruppo Andritz AG, kurt.stiassny@andritz.com
- Sig Josef Pröll, Ministro delle Finanze dell'Austria , josef.proell@bmf.gv.at

Gentili signori Leitner Attems e Scholten,

Vi scrivo per esprimere la mia grande preoccupazione circa la partecipazione del Gruppo Andritz AG alla costruzione della cartiera di Bell Bay in Tasmania.

Le foreste primarie temperate della regione ospitano una ricca biodiversità. Purtroppo l'80 per cento di queste foreste è già andato distrutto, in larga parte proprio a causa delle operazioni della Gunns. Per questa ragione è ancora più preoccupante la costruzione di una nuova cartiera per da parte della Gunns, cartiera che incrementerà il consumo di fibre di altri quattro milioni di tonnellate annue di legname.  Questo significa l'abbattimento di circa 200.000 ettari di preziosa foresta, destinata ad essere trasformata in piantagione di eucalipto, oltre a provocare  10 milioni di tonnellate di emissioni (quanto l'intera città di Francoforte!) e a disperdere in ambiente 64.000 metri cubi di rifiuti liquidi ogni giorno.
La Vostra impresa sostiene di basarsi su principi di responsabilità ambientale: "la protezione sostenibile delle risorse naturali è una delle maggiori preoccupazioni del gruppo Amdritz". Questo principio contrasta però con la partecipazione al progetto di costruzione della cartiera della Gunns. Gli standard ambientali dell'Australia sono evidentemente insufficienti a contenere da soli i danni provocati da un tale impianto.
Per questo Vi chiedo di interrompere la cooperazione con la Gunns e di rinunciare alla costruzione della cartiera in Tasmania.

Distinti saluti,
Firma_____

 
Malesia: aiuta i Penan a proteggere le foreste!

I Penan tornano a bloccare le strade di accesso alla foresta. Armati di frecce e cerbottane hanno eretto i blocchi lungo le strade aperte dalle compagnie nel cuore delle  foreste pluviali. a polizia malese presidia i blocchi ma non si ha notizia di scontri.
I Penan vivono in Sarawak, la parte malese dell’isola del Borneo. Da vent'anni si battono per fermare il disboscamento delle loro terre ancestrali. Alcune comunità hanno avuto la meglio ma altre hanno dovuto assistere alla devastazione delle loro foreste, all’inquinamento dei loro fiumi e alla scomparsa delle piante e degli animali da cui dipende la loro sussistenza.

"Questa foresta è l’unico luogo che ci è rimasto per cacciare e cercare cibo - dice uno di loro - Ma è un pezzettino piccolo. La notte scorsa sono uscito a caccia ma sono tornato a mani vuote. Se non riusciremo a salvare questo pezzettino di foresta, non avremo più niente da mangiare."

La famigerata compagna malese Samling sta disboscando nella zona di Long Daloh mentre nell’area di Ba Marong sta operando una sussidiaria della società KTS. Queste imprese sono coperte dalla decisione del governo malese di non accettare il risultato della recente sentenza della Corte Federale, che riconosce agli indigeni Penan il diritto alle terre ancestrali. Lo fa sapere l'avvocato Baru Bian, impegnato nella causa legale in sostegno dei Penan, che tentano di proteggere le proprie foreste dalle compagnie minerarie o del legno. I Penan speravano che la sentenza della Corte Federale avesse posto fine al decennale conflitto, ma il risultato è ancora tutto da decidere.

In sostegno dei Penan, Survival invita a inviare una lettera al govererno malese:

Egregio Primo Ministro / Egregio Ministro,

sono estremamente preoccupato per la situazione della tribù dei Penan. Poiché i loro diritti territoriali non sono riconosciuti, sono minacciati dal disboscamento, dalle piantagioni di palma da olio e dalle dighe idroelettriche.

Queste attività stanno rapidamente distruggendo le foreste dei Penan senza le quali loro non possono sopravvivere. Il disboscamento mette in fuga gli animali che i Penan cacciano, inquina i fiumi e uccide i pesci. Dopo aver abbattuto tutti gli alberi di pregio, le foreste vengono rase al suolo completamente per far posto alle piantagioni di palma da olio. A molti Penan è stato anche detto che dovranno abbandonare le loro terre a causa della costruzione di una serie di nuove dighe idroelettriche.

Sollecito il Suo governo a riconoscere ai Penan i diritti collettivi alla proprietà delle loro terre così come previsto dalla legge internazionale, e a fermare qualsiasi progetto di sviluppo implementato sulle loro terre senza il loro preventivo, libero e informato consenso.

Cordialmente,

(firma

 
Da inviare a:
YAB Datuk Seri Najib Tun Razak
Prime Minister of Malaysia
Prime Minister’s Office
Main Block, Perdana Putra Building
Federal Government Administrative Centre
62502 Putrajaja
Malesia
Fax: 0060 - 03 8888 3444
Iniziare la lettera con: 'Egregio Primo Ministro'


YAB Pehin Sri Haji Abdul Taib Mahmud
Chief Minister of Sarawak
Office of the Chief Minister of Sarawak
22nd floor, Wisma Bapa
Malaysia Petra Jaya
Kuching 93502
Sarawak, Malesia
Fax: 0060 - 082 444 566
Iniziare la lettera con: 'Egregio Ministro'




 
Aiuta il popolo dei Dongria a proteggere la Montagna Sacra e le sue foreste dalla miniera
centinaia di appartenenti alla tribù dei Dongria Kondh hanno formato una catena umana attorno alla montagna sacra di Niyamgiri per fermare le ruspe dell'impresa mineraria inglese Vedanta.

La Vedanta infatti progetta una miniera per l'estrazione di alluminio e bauxite. Malgrado non abbia ancora ottenuto tutti i permessi necessari per la miniera, la Vedanta sta già costruendo la strada che porta nel cuore delle foreste della montagna sacra. "Questa protesta da parte delle comunità tradizionali dimostra che le autorità non sono state in grado di proteggerle" ha commentato il direttore di Survival Internationale Stephen Corry.
 
La comunità dipende dalle foreste della collina per la propria sopravvivenza: dai piccoli campi, alle piante da frutto, al cibo per gli elefanti. E difatti Dongria significa "gente di collina". I Donogria infatti vivono qui da millenni.

La foresta del monte Niyamgiri, sacra al dio Niyamraja, gioca un ruolo essenziale nell'ecosistema delle colline, e tutto il sistema idrologico origina sulle sue pendici. I fanghi rossi e altamente tossici prodotti dalla lavorazione dell'alluminio minacciano l'intero ecosistema.

Firma la petizione per il rispetto della montagna sacra, delle sue foreste e dei diritti delle comunità, disponibile sul sito del Survival International http://www.survival-international.org/actnow/writealetter/dongria

 

   

 
(traduzione della lettera da inviare)

Dr Manmohan Singh

Primo Ministro dell'India
South Block, Raisina Hill
New Delhi 110 001
India

Eccellenza,
esprimo la mia preoccupazione circa il futuro della popolazione tribale dei  Dongria Kondh, nello stato di Orissa, in in seguito alla decisione della Corte Suprema di approvare il progetto della Sterlite/Vedanta volto all'apertura di una miniera di bauxite nelle colline di Niyamgiri.

Una miniera a Niyamgiri distruggerà la fonte di sostentamento, le basi spirituali e culturali e la stessa autosufficienza dei Dongria Kondh.

Alla Sterlite/Vedanta viene richiesto un piano volto a finanziare lo "sviluppo tribale", ma nessuna somma di denaro è in grado di compensare la distruzione della montagna e la perdita delle terre ancestrali. Quando una popolazione indigena perde la propia terra, non c'è sviluppo in grado di creare benessere: la depressione, i suicidi e l'alcolismo sengano un alto tasso di mortalità, soprattutto fra i giovani.

Il popolo dei Dongria Kondh, come altri cittadini indiani, hanno il diritto all'istruzione elementare, ma questo diritti non deve dipendere dalla costruzione di una miniera che distruggerà la loro vita.

Aprire una miniera nel Niyamgiri senza il libero e informato e preventivo consenso da parte della popolazione  Dongria Kondh, rappresenta una violazione dei principi della Dichiarazione dell'Onu sui Popoli Indigeni, in favore della quale l'India a votato nel settembre 2007.

Per questo Le chiedo di proteggere i diritti dei Dongria Kondh, e di assicurare che la miniera progettata nelle colline di Niyamgiri non ottenga le autorizzazioni necessaire per il procedere dei lavori.

In fede:

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--> Invia!

 

 

 

 

 
Sostieni le donne nigeriane in difesa della loro foresta!
La Riserva Forestale di Iguobazuwa, nello stato di Edo, è una delle regioni più ricche di biodiversità della Nigeria. La sua regione assicura inoltre la sussistenza di circa 20.000 piccoli contadini, che nella foresta trovano medicine, frutti e fibre.
 
Nel maggio 2007 oltre 3.500 ettari della Riserva Forestale di Iguobazuwa, tra cui appezzamenti agricoli di villaggio, sono stati allocati alla multinazionale francese Michelin allo scopo di essere convertite in piantagioni di gomma. L'assegnazione della foreste è avvenuta il forma illegale, senza il previo consenso delle popolazioni coinvolte.  Da un giorno all'altro i bulldozer della Michelin hanno lasciato questa gente senza campi, senza terra e senza medicine.

Le donne della regione hanno iniziato a protestare, chiedendo alla Michelin di fermare i bulldozer, di ripiantare gli alberi abbattuti e di risarcire le comunità. Ma hanno bisogno del supporto internazionale per far sentire la propria voce presso il governo federale nigeriano.

Firma la petizione per il rispetto delle foreste e dei diritti delle comunità, disponibile sul sito del World Rainforste Movement: http://www.wrm.org.uy/countries/Support_to_Nigerian_Communities.html#form

 

   

 
(traduzione della lettera da inviare)

Gentili Signori,

scopo di questa mia è di esprimere viva preoccupazione per la il processo di deforestazione in corso su oltre 3.500 ettari di terra nella Riserva Forestale di Iguobazuwa Forest Reserve, nella provincia di Ovia South West dello stato di Edo, in Nigeria.
Siamo stati informati del fatto che queste terre siano state allocate senza il previsto processo all'impresa francese Michelin, da parte dell'ex governatore Lucky Igbinedion, allo scopo di istallare piantagioni di gomma (la stessa impresa già possiede la Osse River Rubber Estate Company). Tale decisione è stata assunta senza alcuna previa consultazione con le oltre 20.000 persone delle comunità locali che circondano la Riserva Forestale di Iguobazuwa, e la cui vita dipende dalla foresta. Come risultato, l'impresa ha sbancato 3.500 ettari di foresta e numerosi campi individuali o comunitari, essenziali alla sopravvivenza delle popolazioni, che devono confrontarsi con un'improvvisa carenza di cibo e con la diffusione di epidemie, non più contenute dall'utilizzo di piante medicinali fin'ora reperibili nella foresta.
Con questa lettera, vogliamo esprimere la nostra netta condanna verso la distruzione della foresta da parte della Michelin, e la richiesta al Governo dello stato di Edo, e al governatore Adams Oshiomhole, di rivedere la vendita della Riserva Forestale di Iguobazuwa, e di sostenere le comunità locali, imponendo alla Michelin di restituire le terre sottratte, di piantumare le aree di foresta rase al suolo e assicurare alle comunità coinvolte piena compensazione per l'avvenuta distruzione dei campi.

In fede:

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--> Invia!

 

 

 
Fermate quella miniera nelle foreste del Ghana
Il gigante minerario dell'oro, la statunitense Newmont Mining Corp., progetta un impianto minerario nella Riserva Forestale di Ajenjua Bepo, nel distretto di Birim Nord, nella regione orientale del Ghana.
Secondo l'associazione No Dirty Gold, la miniera occuperà un'area lunga 2,6 chilometri per ottocento metri, e creerà un cumulo di terra di riporto alto tra i 60 e i 100 metri. Questo tipo di impianti è il tipico esempio di attività di breve termine con impatti di lungo periodo. Le operazioni di  scavo infatti, non si limiteranno alla rimozione della foresta e al rilascio di scorie tossiche, ma finiranno con l'interferire con il sistema dei corsi d'acqua, mentre le strade aperte dalla Newmont Mining Corp. schiuderanno l'accesso alla foresta a ogni sorta di predatori, dai cacciatori di frodo ai taglialegna illegali. 
La foresta di Ajenjua Bepo è essenziale anche per molte comunità della regione, che ora temono per il proprio futuro: oltre 8.000 persone rischiano di dover lasciare le proprie case e i propri campi per fare posto alle strutture della Newmont Mining Corp. 
Due rapporti rivelano gli impatti sulla biodiversità e sui diritti delle popolazioni dell'area. Il progetto minerario nella foresta di Ajenua Bepo è stato criticato dalla Commissione del Ghana per i Diritti Umani e la Giustizia Amministrativa (CHRAJ), che mette in evidenza le violazioni dei diritti umani degli individui e delle comunità locali.
 
Aiuta a proteggere le foreste del Ghana dalle miniere, firma la petizione promossa da No Dirty Gold: 

 
 
 
(traduzione della lettera)

A: Jonathan A. Allotey,

Direttore Generale EPA - Agenzia Ambientale del Ghana
Le scrivo perché esprimere la mia preoccupazione verso il progetto di miniera d'oro di Akyem all'interno della Riserva Forestale di Ajenjua Bepo, e i suoi possibili impatti sulle comunità, sulla fauna selvatica e sulla foresta stessa. Se la miniera proposta sarà effettivamente costruita, distruggerà circa 70 ettari di foreste protette, pari a un quarto dell'intera Riserva. Questa foresta assicura l'habitat di specie minacciate di uccelli, rettili, anfibi, mammiferi e piante. L'impianto rischierà inoltre di contaminare l'ambiente con cianuri, metalli pesanti e acidi, producendo circa 15 milioni di tonnellate di rifiuti. La miniera scaccerà inoltre dalle proprie case e dai propri campi migliaia di persone.

Per questo richiedo che l'EPA si attivi per proteggere la Riserva Forestale di Ajenjua Bepo, che rappresenta un patrimonio unico di biodiversità, e neghi i permessi estrattivi alla miniera d'oro di Akyem.
In fede
____________  --> Invia!

 
 
  
 
Le donne Penan accusano le compagnie del legname di violenza sessuale.

I Penan sono uno degli ultimi popoli indigeni del Borneo malese.  Assediati per decenni dalle multinazionali del legname, hanno difeso strenuamente la propria foresta e le proprie tradizioni.

Recentemente le donne del popolo dei Penan hanno accusato gli impiegati di due compagnie del legname malesi per violenze sessuali e stupri ai danni di giovani donne tra cui ragazze in età scolare. Secondo l’inchiesta condotta dalla fondazione Bruno Manser, gli la presenza delle operazioni forestali è spesso associata ai raid nei villaggi Penan del medio Baram alla ricerca di donne. In alcuni casi, gli stupri vengono commessi direttamente negli accampamenti delle compagnie del legno Infatti i trasporti scolastici sono stati demandati proprio alle imprese, come parte del compenso per le concessioni forestali.  E spesso le ragazze sono dirottate e forzate a trascorrere la notte negli accampamenti.Malgrado le denunce alle autorità, nessuna misura è stata intrapresa per far cessare le violenze. Al contrario, il governo del Sarawak ha recentemente fatto sapere che non riconoscerà più i capi Penan eletti in alcune comunità, un provvedimento percepito come un tentativo di stroncare la resistenza dei Penan alla deforestazione.

Aiuta Survival a sostenere i Penan:scrivi una lettera.   

 

 


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