Foreste e Clima, REDD

Il prossimo dicembre a Copenhagen, i governi di tutto il mondo si riuniranno per concordare il nuovo trattato sul clima. In agenda c'è un programma per fermare la deforestazione, responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di gas serra. Questo progetto si chiama REDD, sigla che sta per "Ridurre le Emissioni Da Deforestazione e Degrado" (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation).
Alla base del REDD c'è l'idea di aumentare il sequestro di carbonio atmosferico proteggendo le foreste, attraverso un sistema di incentivi che renda "conveniente" mantenere le foreste intatte invece che buttarle giù.
La protezione delle foreste è una misura cruciale per contrastare il cambiamento climatico, dato che un quinto delle emissioni di carbonio sono dovute alla deforestazione. Inoltre aiuta a preservare la biodiversità, il suolo dall'erosione e le riserve di acqua dolce.

Purtroppo il REDD è basato su processi finanziari, e dove ci sono soldi ci sono spesso interessi nascosti e corruzione. Alcuni paesi sviluppati puntano a farne un sistema per continuare a emettere carbonio, pagando piccoli contributi, e senza investire in tecnologie più efficienti. Anche grandi imprese hanno fiutato l'affare, e stanno puntando a impossessarsi dei terreni forestali che potranno godere di sussidi, togliendoli ai popoli indigeni e alle comunità locali. Gli incentivi rischiano di creare un nuovo assalto alla terra, ai danni delle comunità indigene, che per secoli hanno protetto la foresta. Numerose imprese puntano a ottenere sussidi per la distruggere le foreste, che invece il REDD dovrebbe proteggere: è il caso delle piantagioni di alberi, la cui espansione è una delle cause primarie della deforestazione in molti paesi tropicali.
Il traffico dei crediti di carbonio, ossia il permesso di emettere carbonio nei paesi sviluppati a fronte dell'acquisto di aree protette nei paesi in Via di Sviluppo crea nuove minacce per le popolazioni indigene: il crescere del valore delle foreste che abitano attira nuove ondate di investitori e avventurieri, e minaccia i diritti indigeni sulle proprio terre. Tra i progetti finalizzati alla riduzione delle emissioni non vi sono solo iniziative di conservazione, ma anche piantagioni estensive di specie aliene a scopi produttivi (legno e carta), che spesso, dopo aver espulso le popolazioni locali, provocano molti danni al suolo, alla stabilità del clima.
Alla base del REDD c'è un'ottima idea: proteggere le foreste. Per realizzare questa idea sono necessarie tre condizioni: l'esclusione dei REDD dal traffico dei crediti di carbonio, l'esclusione dal REDD dei sussidi alle piantagioni, e il pieno coinvolgimento delle comunità indigene, sia nel processo decisionale, che nella gestione dei sussidi. Allora sarà possibile non solo sviluppare uno strumento in più per combattere il cambiamento del clima globale, ma anche avviare una nuova fase di sviluppo nelle regioni forestali, basato sul rispetto della natura e delle comunità umane.

REDD, foreste e clima: leggi il briefing sulla trattativa in corso



La magia verde del gruppo minerario PDF Stampa E-mail
Martedì 12 Gennaio 2010 07:31
Miniere, piantagioni e produzione di cellulosa. Sulla base di questa ricetta, la Vale dà la scalata ai "certificati verdi" e prepara il lancio di un fondo di investimento in partecipazioni (FIP) per creare una società “SPE - special purpose entity" incaricata di gestire le attività dell'impresa, nel settore forestale.
Il guppo minerario Val, denominazione attuale della compagnia mineraria brasiliana Vale do Rio Doce, creato ai tempi della dittatura di Getulio Vargas, è tutt'oggi uno dei colossi minerari , con interessi che vanno dall'America Latina, all'Africa. Già dagli anni sessanta la Vale ha avviato una strategia di diversificazione produttiva, con progetti di riforestazione produttiva, prevalentemente a base di eucalipti, finalizzati alla produzione di cellulosa e carta.

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Nigeria: lasciate il petrolio sottoterra PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Gennaio 2010 08:54

117 associazioni nigeriane hanno suggerito al governo la politica più efficace per proteggere le foreste e il clima globale: lasciare il petrolio nel sottosuolo. La Nigeria è divenuto il primo produttore africano di petrolio, e ha basato tutta la propria economia sulle attività di estrazione petrolifera nel Delta del Niger, affidate a multinazionali petrolifere, tra cui l'itaiana Agip, del conglomerato ENI. Dal petrolio però non è nata un'inarrestabile onda di sviluppo. Al contrario, le popolazioni del Delta del Niger hanno pagato il prezzo salato della distruzione del loro ambiente. Il suolo coperto di biitumi, i torrenti inquinati dal petrolio, l'aria resa pestilenziale dal gas flaring, ossia dalla combustione del gas nei pozzi di estrazione.

 

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Copenaghen, ballando sul baratro PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Dicembre 2009 11:22

Clima, emissioni e foreste: accordo al ribasso, o meglio, niente accordo a Copenaghen: il clima e le foreste possono andare a ramengo. Il testo concordato da Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica, sembra un semplice pacco attorno al nulla: nessun obiettivo vincolante, niente target di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il 2020 o per il 2050. Unico numero fornito: le temperature globali non dovranno aumentare più di due gradi. Ma senza misure concrete, è come se si volesse intimare al clima di regolarsi da solo. "Fermati o sole", disse Giosuè. Numerosi paesi di Africa, Oceania e America Latina si sono rifiutati di fermare l'accordo, definendolo una vergogna. La formula adottata - "prendere nota" - evidenzia la mancanza di accordo.

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Tramonto su Copenaghen PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Dicembre 2009 09:00

Mentre l'ultimo giorno del caotico vertice di Copenaghen lascia il mondo col fiato sospeso, nella speranza di un accordo in extremis, un nuovo avvertimento sottolinea l'urgenza di un'inversione di rotta: un recente studio promosso dalla Air Pollution Climate Secretariat e dal Taiga Rescue Network avverte come le foreste boreali rischiano a breve di essere tagliate fuori dalla crescita delle temperature globali. Ossia, un'altra imprevista valanga di emissioni in atmosfera.

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REDD: quegli incentivi a deforestare PDF Stampa E-mail
Giovedì 17 Dicembre 2009 08:03

Il vertice di Copenaghen sul clima si avvicina al fallimento, tra le dimissioni della Presidenza e la paralisi tra Stati Uniti e Cina, mentre i rappresentanti della società civile vengono estromessi dal Summit, e nelle strade della città le proteste pubbliche sono ridotte al silenzio a manganellate.

Qualche progresso si registra invece sul REDD, il protoollo su clima e foreste, malgrado le opposizioni da parte degli Stati Uniti, ma anche questo progresso rischia di essere annullato da un'eventuale chiusura senza accordo di massima.

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