 Il biodiesel, o biocarburante, è nato da un sogno: trasformare gli scarti agricoli in combustibile. Ma quando si è scoperto che i biocombustibili sono il più economico sostituto del petrolio, è iniziata la corsa alle piantagioni, e il sogno si è trasformato in un incubo. il biodiesel è diventato un temibile oro liquido, capace di divorare ogni anno un milione di ettari di foresta.
Il biodiesel è un prodotto dell'agricoltura, quindi il buon senso vorrebbe che sia rinnovabile. Ma non è così, per il semplice fatto che i terreni agricoli sono ormai esauriti, e per avere grandi coltivazioni a scopo energetico, non ci sono che due alternative: distruggere le ultime foreste rimaste per dissodare nuove terre, o togliere terreno alle coltivazioni per uso alimentare, incrementando la fame nel mondo. La crescita della domanda di biodiesel sta portando a entrambi gli effetti.
Quando viene usato, il biodiesel emette meno carbonio del petrolio della comune benzina, ma ormai il danno l'ha già fatto: per fare posto alla monocoltura della soia in Sud America, le multinazionali dell'agrobusiness ADM, Bunge e Cargil hanno distrutto ampie fasce di foresta amazzonica e di Cerrado (savana abustiva tropicale che costeggia la foresta amazzonica, essenziale a numerose specie animali). In Indonesia e Papua Nuova Guinea sono le imprese malesi a drenare le foreste palustri e torbiere, per poi incendiarle e quindi farne piantagioni di palma da olio, mentre milioni di tonnellate di torba vanno in fumo, immettendo in atmosfera quantità immense di carbonio: è stato calcolato che, per questo l'Indonesia è diventata il quarto paese per emissioni di gas serra. Anche in Africa la palma da olio inizia a assediare le foreste pluviali.
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Olio di palma: nuove ombre sulla discussa certificazione RSPO |
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Martedì 18 Novembre 2008 09:47 |
 Semitau, Kalimantan occidentale, Indonesia, 18 novembre 2008 - Inizia male il meeting della discussa certificazione dell'olio di palma, il RSPO (Tavola Rotonda per l'olio di palma sostenibile). Mentre a Bali iniziano i lavori, Greenpeace accusa uno dei suoi promotori di spicco, il gruppo Sinar Mas, di minacciare la biodiversità del Parco Nazionale del Lago Sentarum, nel Kalimantan occidentale (Borneo). Per espandere le proprie piantagioni, il re dell'olio di palma indonesiano starebbe abbattendo illegalmente foreste nell'area circostante al parco, che dovrebbero invece essere sottoposte a regime speciale.
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Olio di palma: una certificazione scivolosa |
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Martedì 11 Novembre 2008 15:41 |
 Roma, 11 Novembre 2008 - L'industria dell'olio di palma festeggia la sua prima certificazione, ma secondo gli ambientalisti si tratta di uno scivolone. Anzi, "uno scandalo", come l'ha definita Greenpeace. Il primo certificato per le piantagioni di olio di palma è stato rilasciato dalla Tavola Rotonda per l'olio di palma sostenibile (RSPO) alla malese United Plantations, coinvolta nella distruzione delle foreste torbiere indonesiane. |
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Greenpeace blocca un carico di olio di palma in partenza dall'Indonesia |
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Martedì 11 Novembre 2008 05:53 |
 Jakarta, 11 novembre 2008 - "Crimine Forestale" e "Crimine contro il Clima", la scritta ha marcato le cisterne della nave Gran Couva, carica di olio di palma destinato all'impresa olandese Wilmar. La nave era in partenza dal porto di Dumai, nell'isola di Sumatra, e destinata all'Olanda.
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Corea del Sud: le finte foreste e l'assalto al suolo. |
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Martedì 04 Novembre 2008 07:07 |
 Seul, 4 novembre 2008 - In Corea del Sud è cominciata la corsa ai bio-combustibili. Da aprile 2007 si sono moltiplicate le industrie locali che producono bio-diesel e bio-etanolo da grano, mais, colza, canna da zucchero e Jatropha, carburanti oggi utilizzati quotidianamente dai coreani. Il Governo ha annunciato che questo è solo l'inizio: è stato appena approvato un progetto che prevede la piantumazione di arbusti a crescita rapida in tutte le aree incolte del paese e in prossimità dei quattro fiumi principali, da utilizzare poi per la produzione di combustibili, sfruttando legname e biomasse agro-forestali. |
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Domenica 02 Novembre 2008 13:20 |
Erano dodici, nel frattempo sono diventate venti, ma continueremo a chiamarle "quella sporca dozzina". Sono le compagnie multinazionali che alimentano l'espansione della monocoltura della palma da olio nelle foreste pluviali. Tra loro nomi di spicco, come Nestlè, Kellogg's, Chanel, Kraft, Pepsi, Loreal e Procter and Gamble.
L'uso di olio di palma per saponi, cosmetici e prodotti alimentari incrementa la domanda internazionale di olio di palma, e sta portando a un incremento drammatico delle piantagioni nelle foreste pluviali, occupando terre indigene, violando i diritti delle comunità locali, minacciando il futuro di specie animali, liberando in atmosfera quantità immense di CO2. |
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