 Il biodiesel, o biocarburante, è nato da un sogno: trasformare gli scarti agricoli in combustibile. Ma quando si è scoperto che i biocombustibili sono il più economico sostituto del petrolio, è iniziata la corsa alle piantagioni, e il sogno si è trasformato in un incubo. il biodiesel è diventato un temibile oro liquido, capace di divorare ogni anno un milione di ettari di foresta.
Il biodiesel è un prodotto dell'agricoltura, quindi il buon senso vorrebbe che sia rinnovabile. Ma non è così, per il semplice fatto che i terreni agricoli sono ormai esauriti, e per avere grandi coltivazioni a scopo energetico, non ci sono che due alternative: distruggere le ultime foreste rimaste per dissodare nuove terre, o togliere terreno alle coltivazioni per uso alimentare, incrementando la fame nel mondo. La crescita della domanda di biodiesel sta portando a entrambi gli effetti.
Quando viene usato, il biodiesel emette meno carbonio del petrolio della comune benzina, ma ormai il danno l'ha già fatto: per fare posto alla monocoltura della soia in Sud America, le multinazionali dell'agrobusiness ADM, Bunge e Cargil hanno distrutto ampie fasce di foresta amazzonica e di Cerrado (savana abustiva tropicale che costeggia la foresta amazzonica, essenziale a numerose specie animali). In Indonesia e Papua Nuova Guinea sono le imprese malesi a drenare le foreste palustri e torbiere, per poi incendiarle e quindi farne piantagioni di palma da olio, mentre milioni di tonnellate di torba vanno in fumo, immettendo in atmosfera quantità immense di carbonio: è stato calcolato che, per questo l'Indonesia è diventata il quarto paese per emissioni di gas serra. Anche in Africa la palma da olio inizia a assediare le foreste pluviali.
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Uganda, tutto grasso che cola |
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Mercoledì 08 Luglio 2009 06:54 |
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Si chiama Bidco, ed è il più grande conglomerato africano per la produzione di olio vegetale, margarina, sapone e materie prime alimentari e vanta la partnership con il colosso dell'industria alimentare Archer Daniels Midlands e col re dell'olio di palma malese Wilmar. E in partnership con questi gruppi, progetta di avviare una sterminata piantagione nelle isole di Bugala, nel Kalangala. Il risultato saranno 10.000 ettari di piantagioni di olio di palma. Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e la Banca Mondiale hanno già assicurato un prestito da 10 milioni di dollari, mentre altri 12 saranno immessi dal governo, sotto forma di terre e infrastrutture.
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Sumatra e Borneo in fiamme |
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Martedì 30 Giugno 2009 06:06 |
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Non si respira più in Sumatra e Borneo. Le provincie di Riau e Kalimantan sono prese d'assedio dai fuochi appiccati dai boss della carta e dell'olio di palma per estendere le porprie piantagioni. Spesso si tratta degli stessi gruppi industriali, come il potente Sinar Mas, che controlla le piantagioni di acacia e palma da olio.
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Liquore nero, il nuovo amico delle cartiere americane |
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Venerdì 19 Giugno 2009 06:00 |
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Le cartiere statunitensi hanno trovato il modo di sgusciare dalle spirali della crisi a spese del contribuente: un cavillo legale gli permette di usare il liquore nero per non pagare le tasse.
Il liquame nero (tecnicamente Llscivia di cartiera, o black liquor, un prodotto di scarto della produzione di cellulosa) è da tempo impiegato come carburante dalle cartiere per ottimizzare le spese. Ma la legge federale in sostegno ai biocarburanti, che assicura sostanziali riduzioni fiscali alle imprese che miscelano biodiesel ai combustibili fossili, offre un'insperato sostegno: da oggi, oltre a risparmiare sul carburante, risparmieranno centinaia di milioni di dollari sulle tasse (a spese del contribuente), senza dover fare alcuno sforzo aggiuntivo.
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Foreste addio: l'Indonesia raddoppia la produzione dell'olio di palma |
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Giovedì 04 Giugno 2009 06:42 |
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Entro il 2020 l'Indonesia raddoppierà la produzione di olio di palma, arrivando a 40 milioni di tonnellate.
Nella corsa testa a testa con la Malesia, l'Indonesia divenuta il primo produttore mondiale di olio di palma. Ma i terreni agricoli sono oramai esauriti, e mentre la Malesia acquista intere regioni in Africa e Sudamerica, l'Indonesia si accanisce sulle proprie foreste. Secondo fonti governative, è possibile raddoppiare la produzione anche aumentando la produttività da 3,5 a 4,5 tonnellate per ettaro, ma il grosso dell'aumento verrà comunque dalla deforestazione: si prevede un'espansione delle piantagioni di oltre due milioni di ettari. 3,4 milioni di ettari di foreste torbiere sono già stati destinati alle piantagioni, e a lungo termine un totale di 10,1 milioni di ettari di foresta finirà in fumo, destinato ad attività produttive.
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