Biocarburanti e biodiesel
Il biodiesel, o biocarburante, è nato da un sogno: trasformare gli scarti agricoli in combustibile. Ma quando si è scoperto che i biocombustibili sono il più economico sostituto del petrolio, è iniziata la corsa alle piantagioni, e il sogno si è trasformato in un incubo. il biodiesel è diventato un temibile oro liquido, capace di divorare ogni anno un milione di ettari di foresta.
Il biodiesel è un prodotto dell'agricoltura, quindi il buon senso vorrebbe che sia rinnovabile. Ma non è così, per il semplice fatto che i terreni agricoli sono ormai esauriti, e per avere grandi coltivazioni a scopo energetico, non ci sono che due alternative: distruggere le ultime foreste rimaste per dissodare nuove terre, o togliere terreno alle coltivazioni per uso alimentare, incrementando la fame nel mondo. La crescita della domanda di biodiesel sta portando a entrambi gli effetti.

Quando viene usato, il biodiesel emette meno carbonio del petrolio della comune benzina, ma ormai il danno l'ha già fatto: per fare posto alla monocoltura della soia in Sud America, le multinazionali dell'agrobusiness ADM, Bunge e Cargil hanno distrutto ampie fasce di foresta amazzonica e di Cerrado (savana abustiva tropicale che costeggia la foresta amazzonica, essenziale a numerose specie animali).
In Indonesia e Papua Nuova Guinea sono le imprese malesi a drenare le foreste palustri e torbiere, per poi incendiarle e quindi farne piantagioni di palma da olio, mentre milioni di tonnellate di torba vanno in fumo, immettendo in atmosfera quantità immense di carbonio: è stato calcolato che, per questo l'Indonesia è diventata il quarto paese per emissioni di gas serra. Anche in Africa la palma da olio inizia a assediare le foreste pluviali.


Canada: biomasse trinciaforeste PDF Stampa E-mail
Mercoledì 10 Marzo 2010 08:51

La prima immagine è quella di una foresta naturale. La seconda immagine raffigura lo stesso tratto di terra, ma senza più alberi: solo un deserto fangoso, cosparso di rami abbandonati. Il commento è laconico: Biomasse: questo vi sembra sostenibile?
Così il Comitato per la difesa dei caribù, denuncia la fine delle foreste di Caribou Mines, nella Nova Scotia,  in Canada, abbattute dalla Northern Pulp Limited.
La biomassa è considerata una fonte energetica rinnovabile, ma per il Comitato per la difesa dei caribù teme che grandi tratti di foresta primaria possano essere distrutti per la produzione di energia "verde". La Northern Pulp produce biomasse sotto forma di cippati, da bruciare nel proprio impianto di Port Hawkesbury.

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Piemonte: le biomasse della discordia PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Marzo 2010 08:56

Allarme del WWF Piemonte: secondo un recente rapporto dell'associazione, la Regione Piemonte avrebbe deciso di sacrificare i propri boschi alla produzione di biomasse. Ed è subito polemica. Secondo il WWF infatti, la Regione Piemonte ha deciso di produrre il 20 per cento del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Tra le misure adottate ci sarà l'incentivazione delle biomasse. Per produrre energia saranno utilizzati ogni anno due milioni di metri cubi di legname, in base alla Legge forestale regionale  4/2009.

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Ghana: cibo, foreste o biodiesel? PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Marzo 2010 07:05

La distinzione fra energia e agricoltura si fa sempre più sfocata, e continua la crescita della produzione di biocarburanti. Le colture con finalità agricola hanno attirato significativi investimenti stranieri negli ultimi quatto anni. Imprese norvegesi, brasiliane, olandesi, svedesi, tedesche e britanniche si contendono i terreni agricoli in diverse aree del paese.

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Occhio alle biomasse! PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Marzo 2010 08:26

Le biomasse sono ecologiche? Dopo mesi di tentennamenti, l'Europa ha imboccato la facile scorciatoia: i criteri di sostenibilità per le biomasse solide e gassose nella produzione di energia saranno delegati agli Stati membri, cui sarà affidato il compito di adottare standard volontari.

Questa decisione avrà un forte impatto sull'Italia, il più grande importatore mondiale di legna da ardere e secondo importatore europeo di chips e pellets. Molto di questo legname viene da infatti da aree dell'Europa orientale, in cui il taglio illegale o distruttivo è ancora largamente diffuso.

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La Cargill sguscia via dall'olio di palma di Papua Nuova Guinea PDF Stampa E-mail
Martedì 02 Marzo 2010 08:21

Cargill, il più grande colosso dell'industria agroalimenare, ha annunciato la vendita delle proprie piantagioni di palma da olio in Papua Nuova Guinea. La Cargill controlla piantagioni e impianti di spremitura in Indonesia, Malesia e Papua Nuova Guinea, oltre a commercializzare olio provenienti da altri 25 produttori.
Tre mesi fa il Rainforest Action Network aveva pubblicato un rapporto sulle piantagioni della Cargill in Papua Nuova Guinea. "Commodity Colonialism" riportava gravi impatti ambientali e sociali delle piantagioni, tra cui la trasformazione di contadini indipendenti in schiavi del debito, attraverso contratti capestro.

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