| Malesia: gli indigeni Iban contro l'olio di palma |
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Green Film, il respiro della foresta. Il film racconta attraverso i ricordi di un orango in fin di vita, l'eccezionale vitalità delle foreste pluviali dell'Indonesia, e l'avanzare della loro distruzione per fare spazio alle piantagioni di acacia e palma da olio, per la produzione di carta e biodiesel. Immagini forti e poetiche di una tragedia dimenticata.











Hanno costruito barricate per impedire l'assalto ai loro villaggi. Gli abitanti del villaggio di Iban di Rumah Jonathan Tinggi. Gli indigeni hanno avvertito più volte la compagnia, la WTK Harvest Master Sdn, di non invadere le loro terre ancestrali, ma le operazioni sono continuate.

Commenti
Non è facile dire quali imprese usino quello della WTK (ma Sinar Mas e Wilmar non sono meglio, tanto per fare due nomi). L'olio di palma è una "commodity" liquida. Quando finisce in un container viene mescolato con il prodotto proveniente da altre parti. I porti dello stretto di Malacca hanno grandi container, poi il prodotto parte per l'Europa, gli Stati Uniti e la Cina. E di li va di nuovo in giro, seguendo i flussi del mercato e della domanda.
Il fatto è che l'olio di palma andrebbe comunque evitato, per un motivo molto semplice: la crescita esponenziale della sua domanda sul mercato non è sostenibile. Tra merendine, saponette, cibi per animali e biodiesel, oramai c'è più richiesta che offerta. E per soddisfare la domanda si espandono le piantagioni dove c'è terra libera: ossia nelle foreste.
In Indonesia è ancora peggio che in Malesia: 10 milioni di ettari di foreste pluviali sono stati assegnati alle piantagioni di palma da olio. Le foreste palustri di Sumatra e Papua hanno accumulato fino a 300 tonnellate di torba per ettaro: con la conversione in piantagioni, tutto questo carbonio torna in atmosfera in un battibaleno.
E la prossima sarà l'Africa, dove l'ENI ha già avviato un mega contratto per la palma da olio in Congo Brazzaville (per il biodiesel), e non è l'unica.
Insomma, l'olio di palma è un problema comunque. Soprattutto dal punto di vista del mercato dei biocarburanti, un mercato in rapida espansione, che secondo alcuni dovrebbe coprire il petrolio, ormai in via di esaurimento. Questa ipotesi è molto conveniente per l'industria automobilistica (l'olio di palma non richiede grandi modifiche del motore) ma catastrofica per l'ambiente (foreste e clima) e per i popoli indigeni.
Insomma, l'olio di palma va evitato ovunque sia possibile.