| Gli alieni verdi sono tra noi |
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| Mercoledì 30 Dicembre 2009 08:08 |
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Green Film, il respiro della foresta. Il film racconta attraverso i ricordi di un orango in fin di vita, l'eccezionale vitalità delle foreste pluviali dell'Indonesia, e l'avanzare della loro distruzione per fare spazio alle piantagioni di acacia e palma da olio, per la produzione di carta e biodiesel. Immagini forti e poetiche di una tragedia dimenticata.







Sono un vero e proprio esercito di occupazione. 214 specie aliene (o alloctone, o esotiche, o introdotte, o non-native) si sono stanziate nel nostro paese. 1.568 in Europa. E' la globalizzazione delle piante e degli animali, iniziata con i viaggi geografici dell'età moderna, potenziata dall'agricoltura industriale e da dubbi esperimenti.

Commenti
Quando invece si parla di agricoltura, il discorso è completamente diverso: il pericolo non è l'invasione ma la perdita di genoma tradizionale, quello testato "in natura" per millenni, e in grado di rispondere a malattie, crisi e gap.
Confesso: ogni tanto mi porto dietro qualche seme di piante che mi hanno colpito, per farlo germinare qui. Non credo di far nulla di diverso da quel che facevano i viaggiatori d'un tempo, a piedi o a cavallo.
Del resto i semi viaggiano a prescidere, basta un uccello robusto. Diversi sono i danni fatti dall'uomo che introduce in un habitat che non conosce una specie animale. Hai ragione tu, l'Australia ne è il prototipo: prima i cani, poi i conigli, ora addirittura i dromedari. E' la vecchia sindrome da onnipotenza.
Ma è la stessa, per capirsi, che produce la perdita dei genoma tradizionali? Temo che la perdita delle mille specie di pere dai sapori e dalla consistenza diversissimi, in favore della bella pera senza macchie, taglia standard, sia una scelta prodotta dal mercato. E dalla perdita della piccola agricoltura a favore del latifondo o delle grandi imprese. In qualche modo, forse, è la stessa radice: la sindrome d'onnipotenza del mercato.
Ma sarà mica che i veri alieni siamo noi?