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Gli alieni verdi sono tra noi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 30 Dicembre 2009 07:08
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Sono un vero e proprio esercito di occupazione. 214 specie aliene (o alloctone, o esotiche, o introdotte, o non-native) si sono stanziate nel nostro paese. 1.568 in Europa. E' la globalizzazione delle piante e degli animali, iniziata con i viaggi geografici dell'età moderna, potenziata dall'agricoltura industriale e da dubbi esperimenti.


Le specie esotiche invasive sono piante o animali portati da altri continenti o da altri habitat. (Invasive alien species: IAS) sono piante, animali, agenti patogeni e altri organismi che non sono nativi di un ecosistema e che possono causare danni economici o ambientali, così come alla salute dell’uomo. In particolare, incidendo negativamente sulla biodiversità, attraverso la competizione, la predazione, la trasmissione di agenti patogeni e l’eliminazione di specie native, perturbano gli ecosistemi locali.
Le specie aliene hanno causato quasi il 40 per cento delle estinzioni di specie animali note, soprattutto in ambienti isolati, come l'Australia e numerose isole del Pacifico, dove interi ecosistemi sono stati spazzati via da predatori o competitori sconosciuti.

Mentre le specie esotiche naturalizzate comportano ormai un basso rischio, una manciata di piante invasive si espande in ambienti estranei, portatavi dall'uomo. Si tratta di un pugno di famiglie: Asteraceae, Poaceae, Acacia, Mimosa, Cyperus, Robinia, Ailanthus. Tra le più invasive in Italia, la Robinia pseudoacacia e l'Ailanthus altissima, chiamata anche Albero del Paradiso.

La robinia viene dall'Amarica del Nord. In Italia i boschi misti con robinia sono stimati attorno ai 450.000 ettari e i robinieti puri coprono altri 170.000 ettari. In realtà la robinia è prevalentemente un sintomo di una cattiva gestione del territorio. Come molte specie pioniere, si espande rapidamente nei suoli degradati, e sopravvive con energia a manomissioni create dall'uomo, ma appena si ristabiliscono condizioni naturali, le specie native la soppiantano nel giro di pochi anni.

L'albero del paradiso invece è originario dalla Cina. Importato nell'ambito di un fallimentare progetto di produzione della seta, ha creato colonie in tutta la fascia pianeggiante, sfruttando la rapidità della crescita, e la moltiplicazione per rizoma, ossia dalla radice.


 

Commenti

avatar ella baffoni
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Un discorso difficile. Come considerare la nox vomica? La patata, il pomodoro, i peperoni e le melanzane? Anche le albicoccche e le pesce non sono autoctone, ma in Italia si sono imnsediate da secoli con specie diversissime. Invece di puntare il dito contro le "nuove specie clandestine, non sarebbe meglio preservare le piante che si stanno estinguendo per la coltivazione intensiva e per l'agricoltura non più diffusa? Di varietà di pere ce n'era una marea, solo dieci anni fa....
avatar Sergio Baffoni
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Tutto vero, ma non bisogna confondere tra le piante spontanee e quelle coltivate. La maggior parte di queste ultime (la patata, la melanzana ecc) non sopravvivono in natura, e non portano all'estinzione le piante native. Diverso è il discorso per piante aliene a diffusione spontanea, che "occupano" e stravolgono ecosistemi naturali.

Quando invece si parla di agricoltura, il discorso è completamente diverso: il pericolo non è l'invasione ma la perdita di genoma tradizionale, quello testato "in natura" per millenni, e in grado di rispondere a malattie, crisi e gap.
avatar ella
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Tutto vero. Ma c'è qualcosa che mi lascia a disagio.
Confesso: ogni tanto mi porto dietro qualche seme di piante che mi hanno colpito, per farlo germinare qui. Non credo di far nulla di diverso da quel che facevano i viaggiatori d'un tempo, a piedi o a cavallo.
Del resto i semi viaggiano a prescidere, basta un uccello robusto. Diversi sono i danni fatti dall'uomo che introduce in un habitat che non conosce una specie animale. Hai ragione tu, l'Australia ne è il prototipo: prima i cani, poi i conigli, ora addirittura i dromedari. E' la vecchia sindrome da onnipotenza.
Ma è la stessa, per capirsi, che produce la perdita dei genoma tradizionali? Temo che la perdita delle mille specie di pere dai sapori e dalla consistenza diversissimi, in favore della bella pera senza macchie, taglia standard, sia una scelta prodotta dal mercato. E dalla perdita della piccola agricoltura a favore del latifondo o delle grandi imprese. In qualche modo, forse, è la stessa radice: la sindrome d'onnipotenza del mercato.
avatar Sergio
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E infatti è proprio così: abbiamo importato la Robinia dall'America (come i conigli in Australia) senza domandarci cosa avrebbe potuto provocare. E infatti si espande ai danni di tutto il resto. Molto tempo prima abbiamo importato i peri e i meli dall'Asia Centrale. Quelli non hanno fatto alcun danno, infatti non sopravvivono sponteneamente nei boschi, hanno bisogno dei nostri orti. E fin qui, tutto bene. Poi abbiamo iniziato a migliorarli geneticamente con selezioni e impollinazioni incrociate, e fin qui tutto bene, abbiamo avuto anche mele e pere migliori. Ma poi, non contenti, abbiamo fatto delle varietà (non delle pere, ma delle loro varietà) una proprietà privata brevettata, e abbiamo messo sul mercato solo le varietà ad alto rendimento. E il sapore è andato a ramengo. Poi, non contenti, abbiamo pensato di aumentare il rendimento con l'ingegneria genetica, ossia facendo fare dei passaggi genetici che in natura hanno bisogno di milioni di anni (o non sono neppure concepibili). Il tutto sotto brevetto rigorosamente proprietario. Nel frattempo abbiamo abbattuto i boschi dell'Asia Centrale, dove si trova il genoma originario, così non si torna più indietro.

Ma sarà mica che i veri alieni siamo noi?
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