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L'ENI e i bitumi del Congo PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Luglio 2009 07:08
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Una ricerca sul campo condotta da un pool di associazioni in Congo (la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, la Fondazione Boell e l'associazione congolese Rencontre pour les droits de l'homme) denunciano una serie di progetti dell'ENI che rischiano di avere impatti devastanti sull'ambiente e le popolazioni locali nella Repubblica del Congo.  Le associazioni chiedono all'ENI di fermare i propri progetti sulle sabbie bituminose e l'olio di palma nel Bacino del Congo.


L'azionista di maggioranza dell'ENI è proprio lo Stato italiano, che detiene il 30% delle azioni. Proprio il piano d'azione per il G8 di Palazzo Chigi, inoltre, prevede tra i suoi punti specifici la "salvaguardia delle foreste tropicali del Bacino del Congo", le seconde più grandi ancora esistenti sulla Terra.  Ma al tempo stesso l'ENI pianifica di sfruttare una parte di quelle foreste per la coltivazione di olio di palma, destinato principalmente alla produzione di biocambustibili. Al tempo stesso progetta lo sfruttamento delle sabbie bituminose per ricavarne greggio, con impatti ambientali, sociali e climatici estremamente negativi. La produzione di un barile di sabbie bituminose, al momento sfruttate solo in Canada, provoca un alto tasso di inquinamento, impoverimento delle risorse idriche e emissioni di gas serra tra le tre e le cinque volte più alte del corrispettivo di petrolio convenzionale.

"Da parte dell'ENI non c'è stata alcuna seria consultazione con le comunità locali, il che contraddice ampiamente le stesse linee guida sui diritti umani della compagnia italiana" ha spiegato Christian Monzéo, di Rencontre pour les droits de l'homme. "L'Italia sta minando la propria credibilità internazionale di presidente di turno del G8, che si è posto l'obiettivo di preservare il Bacino del Congo e promuovere partnership per lo sviluppo dell'Africa,", ha aggiunto la Gerebizza.

Le associazioni richiedono all'ENI di organizzare consultazioni credibili con le comunità coinvolte dai propri progetti, di fermare l'espansione delle piantagioni di palma da olio nelle foreste, e lo sfruttamento delle sabbie bituminose. Richiedono inoltre di rendere pubbliche tutte le informazioni sugli impatti dei suoi investimenti in Congo, inclusi gli attuali livelli di gas flaring a M'Boundi, e un dettagliato prospetto temporale delle dell'olio di palma.

Commenti

avatar ivan olivieri
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o sentito qualche tempo fa' se non ricordo male che l'eni distribuiva vacini per i bimbi del congo...bene come mi spiega oggi salva le foreste la deforestazione provoca malaria inoltre, distrugge le medicine naturali da sempre usate dai popoli, il gas flarning fa il resto...malattie per tutti e una foresta che genera vita per tutti rischia di trasformarsi in generatore di morte per tutti..... non sara' meglio che l'eni si fa' un esame di coscienza.
, e invece di distribuire vacini lascia i popoli del congo che difendono la nostra vita in santa pace... ivan di maddalena
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