| Perù: nel nome della Madre Terra, scoppia la rivolta indigena in Amazzonia |
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| Mercoledì 13 Maggio 2009 06:23 |
![]() Sempre più gravi gli scontri in Perù, secondo Peacereporter. Un gruppo di nativi di etnia Awajun e Wampis ha preso il controllo del ponte Corral Quemado, la principale via di accesso alla foresta della zona nord del Paese. I gruppi indigeni della zona amazzonica protestano contro la nuova legge forestale che minaccia le foreste ancestrali, consegnandole alle imprese forestali o minerarie. Le proteste hanno causato dieci feriti, due dei quali sono in gravi condizioni e tre presentano patologie legate all'inalazione dei gas sprigionati dai lacrimogeni. Il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza nella zona.
"Saranno sospesi i diritti costituzionali relativi alla libertà e alla sicurezza personali, l’inviolabilità di domicilio, la libertà di riunione e di transito": così recita un decreto – della validità di 60 giorni prorogabili – emanato dal governo di Lima, per dichiarare lo stato di emergenza nei dipartimenti amazzonici di Cusco, Ucayali, Loreto e Amazonas. Il giro di vite mira a reprimere la mobilitazione indigena che già da un mese è partita nella regione, in cui risiedono ancora alcune delle ultime comunità che vivono senza contatti con i bianchi. E' proprio in questa zona che la compagnia petrolifera francese Perenco ha utilizzato una nave cannoniera della marina militare per forzare il blocco indigeno del fiume Napo. Anche l’argentina Pluspetrol è entrata in rotta di collisione con i nativi: il Programma di Difesa dei Diritti degli Indigeni (PDDI) denuncia che la compagnia petrolifera avrebbe impedito ad una delegazione di ispettori indipendenti di raggiungere il distretto di Andoas, per raccogliere la testimonianza delle vittime degli abusi e dell’inquinamento ambientale imputabili allo sfruttamento dei pozzi. L'intera regione amazzonica è ora in rivolta. La protesta, promossa dall’Associazione Interetnica per lo Sviluppo della Selva Peruviana (Aidesep), è sostenuta dalla popolazione meticcia delle aree rurali, ma anche delle città e persino da alcune autorità locali. Anche le popolazioni indigene delle montagne del centro e del sud sono in agitazione. La rivolta coinvolge ormai 1350 comunità di diversa etnia, fra le quali Awajun, Wampis, Shawi, Cocama, Cocamilla, Machiguengas, Kichuas, Arabelas, Achuar, Yaneshas, Matsés, Yines. Gi indigeni tichiedono di essere consultati in ogni decisione che riguardi i loro territori ancestrali, come previsto dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni. Articoli più recenti:
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