| Birmania: Teak della disgrazia |
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| Lunedì 03 Novembre 2003 01:09 |
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Londra, 3 Novembre 2003 - Tek, o Teak. Tutto comincia li, dal parquet, dalla sedia da giardino, fino allo yacht di lusso. E' l'oro verde della Birmania. Quello che permette alla giunta militare di comprare le armi in cambio dei preziosi tronchi. A spese della foresta e dei suoi popoli. Il rapporto di Global Witness denuncia l'intreccio tra la catastrofe forestale e la guerra civile che da un decennio insanguina il paese.
I signori della guerra, dagli alti ufficiali della giunta, ai governatori militari, fino ai comandanti ribelli, si spezzettano il paese e gestiscono il traffico dell'oro verde a loro piacimento. Nell'insieme, l'azienda statale del legname (Myanmar Timber Enterprise) taglia molto più di quanto sarebbe sostenibile, mail legname abbattuto è ben di più. Secondo Global Witness il calcolo è presto fatto: il Teak esportato dalla Birmania è molto di meno di quello che i paesi importatori ricevono. La differenza si chiama legno illegale, veicolato dai boss regionali attraverso l'interessata partecipazione di Thailandia e Cina, pronte a dare affari con governi e fazioni ribelli. L'export non ufficiale di quasi un milione di metri cubi di legname, per un valore di circa 250mila dollari, fa pensare che il regime abbia perso il controllo del suo settore forestale. E' emblematico il caso dello stato di Kachin, nella Birmania settentrionale, al confine con l'India e la provincia cinese dello Yunnan. Ricco di oro, giada e minerali, è uno dei tesori della biodiversità del pianeta. Proprio qui Ela giunta militare ha rilasciato grandi concessioni di taglio a imprese cinesi per sfruttarne. La Cina ha firmato un accordo di frontiera con la Birmania e dal 1988 è uno dei principali alleati di Rangoon. La moratoria sulla deforestazione decretata dalla Cina in seguito alle gravi alluvioni del 1996, ne hanno fatto anche un grande importatore di legname. Il volume di legname esportato dal Kachin allo Yunnan ogni anno ammonta a mezzo milione di metri cubi all'anno. Ben poco di questa ricchezza si è però trasformata in benessere della popolazione. Il commercio del legno è gestito dai militari (la giunta al potere e i vari governatori militari) e dalle fazioni ribelli, in un quadro che ha aumentato la militarizzazione dell'economia e della vita civile. Ai danni della popolazione, e delle foreste. Articoli più recenti:
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